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Quilombos: viaggio in Brasile fra i discendenti degli schiavi


"Non ha un' importanza marginale riscoprire la storia dei quilombos: è una conferma che gli schiavi, a differenza di quello che viene normalmente raccontato, resistettero. Disperatamente. Con ogni mezzo. E crearono delle comunità democratiche in un contesto di barbarie spietata".


Con il termine "Quilombo", che significa villaggio, si identificano in Brasile le comunità di contadini negri discendenti degli schiavi africani, che provvedono al proprio sostentamento lavorando la terra e mantenendo, nelle loro abitudini e manifestazioni culturali, un forte vincolo con le loro origini ed il loro passato.

Non deve sorprendere se, nel difficile contesto politico, economico e sociale che ha caratterizzato il Brasile ed il suo sviluppo nei secoli scorsi, e fino ai recenti ultimi decenni, le Comunità Quilombos hanno dovuto affrontare una dura lotta per la loro sopravvivenza e per la difesa di alcuni elementari diritti, quali l'uso della terra, indispensabile per il proprio sostentamento, la libertà, il diritto di cittadinanza e di uguaglianza, il mantenimento della loro identità culturale.

I Quilombos di oggi sono quindi i sopravissuti ad un lungo processo di costante emarginazione e di sistematico disconoscimento dei loro diritti di cittadini, dalla semplice sottrazione delle terre da essi occupate da secoli e pretestuosamente rivendicate dai grandi proprietari terrieri (incrementando in tal modo i diseredati che vivono nelle favelas cittadine o nei villaggi rurali su palafitte), fino ad ancora più tragici episodi di decimazione, a ferro e a fuoco, di centinaia di poveri negri ed indigeni.

Se un atto costituzionale garantisce oggi alle Comunità superstiti dei Quilombos la proprietà della terra, molto ancora va fatto per garantire loro il diritto all'autonoma sopravvivenza, insegnando loro a sfruttare razionalmente i prodotti della terra stessa e a trarre da essi il massimo reddito possibile; solo così si potranno sottrarre al monopolio delle grandi industrie alimentari multinazionali che oggi acquistano i loro prodotti a prezzi irrisori e non trattabili, perpetuando, di fatto, lo stato di sfruttamento, di sudditanza e di privazione di alcuni fondamentali diritti che queste Comunità sopportano da secoli.

Nello stato di San Paolo sono state individuate 58 Comunità negre superstiti dei Quilombos, 51 di esse sono insediate nella valle "Vale do Ribeira", tra le più povere regioni dello Stato, compresa tra Serra do Mar e la costa Atlantica.

A distanza di secoli, i quilombolas sono ancora oggi (2009) discriminati e sfruttati dai 'potenti'. Infatti molti uomini tutt'oggi lavorano come 'schiavi moderni' nelle piantagioni di canna da zucchero, lavorando a braccia e senza l'ausilio di nessuna macchina. I compensi sono da fame, per il maggior profitto dei latifondisti, specialmente in Paraiba, nel nord est del Brasile. A volte gli sfruttatori sono finanche persone insospettabili, come magistrati locali.

La popolazione brasiliana normalmente guarda questa popolazione negra con il sospetto con cui si guardano gli stranieri macchiati da qualche crimine. Eppure sono anch'essi brasiliani a tutti gli effetti da diverse generazioni. Hanno gravi difficoltà ad inserirsi nel mondo lavorativo, anche perché i loro villaggi sorgono là dove sono stati storicamente creati, arroccati su alture dell'interno, a volte a centinaia di chilometri dalle capitali e dalle grandi città.

La scarsità di lavoro e il senso di oppressione senza alternative, spinge alcuni a dedicarsi ad attività criminose o al consumo di stupefacenti. Altri, invece, si dedicano alla musica, ai bambini, alla lotta per i diritti umani, ai lavori più umili dentro e fuori il villaggio.

Nei villaggi non ci sono comodità o strade se non i viottoli e sentieri che si ritrovano anche in Africa. Nella stagione delle piogge (corrispondente al periodo in cui in Europa è estate) ogni strada si trasforma in fango di difficile percorrenza. Perciò scarseggiano le auto, che sono solo rare e vecchie. Invece è più facile vedere le moto di piccola cilindrata e i cavalli.

Pochi sono coloro che restano in contatto con i quilombo, tra i quali i missionari e le organizzazioni umanitarie che tentano di difendere i loro diritti davanti alla giustizia federale o che portano occasionalmente qualche aiuto alimentare.

#FREESTEPCULTURE

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