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LA STORIA NERA DI RIO DE JANEIRO È STATA CANCELLATA, MA NON SENZA COMBATTERE!



Questo articolo esamina la riscoperta di un cimitero di schiavi a Rio de Janeiro, risalente al 18° e 19° secolo. Chiamato il cimitero dei nuovi neri «New Black Cemetery», era situato nel territorio di Valongo, nella parte nord-occidentale del tribunale di Rio de Janeiro. Emerge dalle scoperte fatte che gli schiavi morirono al mercato di Valongo per poi venire sistematicamente gettati in acque poco profonde e fosse comuni.

Il «New Black Cemetery», noto anche come «New Blacks Memorial», è un sito archeologico e un centro culturale situato nel quartiere di Gamboa, nella zona centrale di Rio de Janeiro. Si trova nei numeri 32, 34 e 36 di Pedro Ernesto Street, in una villa del XVIII secolo. La villa fu costruita nel XVIII secolo su un’ area dove sorgeva il vecchio cimitero degli schiavi. Tra il 1769 e il 1830, il cimitero fu destinato alla sepoltura dei «nuovi neri» sbarcati a Rio de Janeiro, cioè agli schiavi che morivano subito dopo aver attraccato nel porto di Valongo. Le autorità di Rio de Janeiro nel XVIII secolo permisero la costruzione della villa sopra il cimitero, «New Black Cemetery», per nascondere agli inglesi l’ infamia delle fosse comuni. Erano in migliaia gli schiavi che al loro arrivo morivano di maltrattamenti subiti sulle navi, oppure di malattie come lo scorbuto e la dissenteria. Dal 1769 al 1830 in queste fosse della dimensione poco più di 100 m² furono gettati 6.000 corpi. Le morti furono registrate in un libro conservato nella parrocchia di Santa Rita che era responsabile del cimitero. In questo libro furono registrate le loro rispettive navi, le loro nazioni di provenienza, i proprietari negrieri e l'età dei "nuovi schiavi", nonché le marchiature a fuoco che gli schiavi ricevevano sulla spalla prima dell'imbarco.


L'IPN è in parte museo, in parte memoriale per gli africani schiavizzati e gettati nelle fossi comuni

Il modo precario con cui furono eseguite le sepolture degli schiavi, esposero gli abitanti di Rio de Janeiro all’ odore malsano proveniente dal cimitero. Questo disgustò gli abitanti a tal punto che il Marchese di Lavradio chiuse il cimitero «New Black Cemetery», e ne fece aprire un altro vicino all’ area portuale di Valongo. Però con l’aumentare degli sbarchi di schiavi nel vicino porto di Valongo, aumentarono anche il numero di fosse comuni. Alla fine del XVIII secolo, con la concentrazione del commercio e l’aumento della popolazione locale, portarono all’ occupazione di terreni adiacenti al cimitero del Valongo, e in poco tempo i dintorni del cimitero furono occupati dalle case di lavoratori neri, che avevano bisogno di stare vicino al porto per guadagnarsi da vivere.

Valongo che oggi comprende l'attuale area portuale, formata dai quartieri di Gamboa, il cimitero degli schiavi funzionò tra il 1769 al 1830, e fu tenuto nascosto dalle autorità del posto fino al 1996, quando il proprietario della casa costruita su di esso, Merced Guimarães, trovò dei resti di ossa umane durante i lavori di ristrutturazione nella sua proprietà:

«All'inizio pensavamo che fossero persone della casa che erano state sepolte lì. Poi stavamo pensando [cosa fare] e nel dubbio siamo andati al Centro Culturale José Bonifácio [municipale, dedicato alla conservazione della cultura afro-brasiliana]. Lì ci hanno detto che sotto casa c'era il vecchio cimitero degli schiavi.»


Trovato il primo scheletro completo nel «New Black Cemetery» di Rio de Janeiro nel 2017

Nel 1830, fu firmato l'accordo per proibire il commercio degli schiavi, firmato tra Brasile ed Inghilterra. Il Brasile fu costretto a insabbiare le vergognose fosse comuni, perché non poteva giustificare l'esistenza di un cimitero di schiavi africani. Tra il 1824 e il 1826, ad accordo firmato contro la schiavitù, il Brasile si impegnava ad abolire la tratta atlantica degli schiavi in un periodo di tre anni, ma questo non avvenne, perché ufficiosamente continuarono tale pratica fino al 1888, quando la principessa Isabella sancì l’abolizione della schiavitù in Brasile. Quindi dal 1830 al 1888 non abbiamo i registri delle morti degli schiavi africani e dove furono seppelliti. Dallo studio delle fosse comuni emerge il processo di distruzione dei corpi e fa emergere ossa bruciate, calcinate e rotte, sparse sulla superficie della necropoli. Era necessario ridurre al minimo il volume dei resti dei corpi, in modo da farci stare quanti più corpi possibili in poco spazio. Accanto al sito degli schiavi africani è stato trovato un sito dei Tupi, un’ etnia indigena locale.


Il molo di Valongo, in cui furono create fossi comuni e dove furono gettati i corpi di oltre 500.000 schiavi africani morti. Le autorità brasiliane hanno riconosciuto solo una targa commemorativa causando l' indignazione del popolo brasiliano.

Dopo sette mesi di scavi, il primo scheletro completo è stato trovato nel 2017 nel «New Black Cemetery», un sito archeologico scoperto nel 1996 nella regione portuale di Rio de Janeiro. Nel sito, dove oggi si trova l'Istituto di Ricerca e Memoria dei Nuovi Neri (IPN), sono stati portati i resti degli schiavi africani morti in mare durante la traversata per arrivare in Brasile. Gli scavi sono avvenuti in un'area di 2 metri quadrati da uno dei pozzi di osservazione del cimitero e sono stati trovati un gran numero di oggetti di uso personale, in particolare amuleti e oggetti di culto provenienti dal Congo, dall'Angola e dal Mozambico. Il lavoro è stato coordinato dall'archeologo Reinaldo Tavares, del Museo Nazionale dell'Università Federale di Rio de Janeiro. I ricercatori hanno identificato che lo scheletro proviene da una donna che morì a circa 20 anni all'inizio del XIX secolo, quindi circa 200 anni fa. Lo scheletro trovato nel New Black Cemetery prende il nome da Josephine Bakhita, in onore del primo santo africano della Chiesa cattolica. Tavares spiega che il fatto di essere una donna è sorprendente, dal momento che solo il 9% degli africani resi schiavi portati a lavorare in Brasile erano donne. Sottolinea che la posizione in cui è stata trovata, intrecciata con altri resti, dimostra il modo inumano in cui sono stati trattati gli africani. I corpi erano ammucchiati e bruciati senza protezione, cura o rispetto. Tavares inizia a raccontare la sua storia:

«Non sono solo ossa sparse e spezzate, come abbiamo finora incontrato. Ora stiamo trovando i corpi delle persone. Questo è molto importante perché, per la prima volta, incontriamo gli africani arrivati ​​a Rio de Janeiro ».

Dal momento che tutto è stato orchestrato dal Governo brasiliano, per insabbiare questo obbrobrio, la riscoperta di questo cimitero, ha portato in superficie lo sconcertante e vergognoso trattamento riservato a migliaia di uomini donne e bambini dell’ Africa centro occidentale. Le ossa sono riemerse dalla terra in cui furono deposte e come vestigia inconfondibile diventano un memoriale eretto dei loro antenati.

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