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La posizione del papato dello schiavismo degli amerindi



Contratto di acquisto di uno schiavo stipulato a Lima nel 1794

Nel corso del XVI secolo le grandi potenze europee (Spagna, Portogallo, Inghilterra e Paesi Bassi) iniziarono a creare insediamenti in America su vasta scala. Gran parte dei vantaggi economici erano legati alla creazione di piantagioni (per esempio di canna da zucchero, di caffè e di cacao); soprattutto con la penetrazione portoghese in Brasile, a questo si aggiunse la prospettiva di ricavare dalle colonie risorse minerarie. In entrambi i casi si richiedeva l'uso di grandi quantità di manodopera per il lavoro pesante. Inizialmente, gli europei tentarono di far lavorare come schiavi gli indigeni americani (addirittura già da parte di Cristoforo Colombo stesso); questa soluzione tuttavia risultò insufficiente, soprattutto a causa dell'alta mortalità delle popolazioni native dovuta a malattie importate dai conquistatori europei (come il vaiolo) e alla loro conformazione fisica non adatta a quel genere di lavoro.

Il 16 giugno 1452 (alcuni decenni, dunque, della scoperta europea delle Americhe) papa Niccolò V scrisse la bolla Dum Diversas, indirizzata al re del Portogallo Alfonso V, in cui riconosceva al re portoghese le nuove conquiste territoriali, lo autorizzava ad attaccare, conquistare e soggiogare i saraceni, i pagani e altri nemici della fede, a catturare i loro beni e le loro terre, a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al re del Portogallo e ai suoi successori. Questo documento, con altri di simile tenore, venne usato per giustificare lo schiavismo.

In seguito, tuttavia, la bolla Veritas Ipsa di papa Paolo III del 2 giugno 1537, conosciuta anche col nome di Sublimis Deus o di Excelsus, scomunicava invece tutti coloro che "praefatos Indios quomodolibet in servitutem redigere aut eos bonis suis spoliare" ("tutti coloro che ridurranno in schiavitù gli indios o li spoglieranno dei loro beni"). In questa bolla il pontefice condannava le tesi razziste, riconosce agli indiani, che fossero cristiani o no, la dignità di persona umana, vietava di ridurli in schiavitù e giudicava nullo ogni contrattoredatto in tal senso. Il papa metteva così fine alle numerose dispute tra teologi e università, soprattutto spagnole, circa l'umanità degl'indios d'America e sulla possibilità di ridurli in schiavitù. Il papa, tenendo conto della dottrina teologica e della documentazione a lui pervenuta, volle porre dunque fine alle dispute ed emanò il verdetto: «Indios veros homines esse» ("gli indios sono autentici uomini"). Soprattutto il commercio interessò le potenze del mondo protestante, sebbene i cattolici spagnoli e portoghesi li acquistassero nelle colonie sfidando la scomunica. Dall'Italia invece tale forma di sfruttamento schiavile fu modesta o nulla.

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