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Desirée Mariottini stuprata per 12 ore, acqua in faccia per provare a riprenderla.



La droga è uno dei più grandi problemi della nostra società. Ogni anno muoiono centinaia di giovani per un eccesso di droga. Nel 1996 più di mille persone morirono per “overdose”, la droga distrugge la mente e il corpo.

Il “nero” le ha detto: «Vieni con me. Ti do io quello che vuoi». Così Desirée Mariottini è andata incontro alla sua fine. Dodici ore di agonia tra droga e violenza, è la ricostruzione degli inquirenti dopo le confessioni a mezza bocca dei soggetti sfilati in questura ieri, tutti consapevoli dell’orrore, anche se magari non tutti presenti nel momento in cui la minorenne di Cisterna di Latina veniva drogata, abusata e lasciata sola a morire, seminuda, in uno stanzone al piano terra di uno stabile fatiscente del quartiere San Lorenzo di Roma. Per ora quattro immigrati irregolari sono i responsabili della morte di Desirée. Quattro, tra senegalesi e nigeriani, l’avrebbero stordita con un mix micidiale di metadone, eroina e altre sostanze, fino a mandarla in overdose. Poi, quando la ragazzina era ormai incosciente, avrebbero approfittato di lei a turno, lasciandola agonizzante sotto a una coperta ruvida in un giaciglio di disperati. Solo quando è sopraggiunta l’amica italiana, maggiorenne, è emersa la gravità della situazione. Ormai, però, era troppo tardi. Dei quattro, al momento in cui scriviamo, tre sono già stati fermati dopo un lungo interrogatorio in cui si sono più volte contraddetti di fronte ai pm Maria Monteleone e Stefano Pizza.

Sono Mamadou Gara, nato nel ’91 in Senegal e clandestino esattamente come il compare Brian Minteh del ’75: entrambi sono finiti in manette con l’accusa di omicidio, violenza sessuale di gruppo e spaccio. Stessi reati contestati al 46enne nigeriano Chima Alinno, in possesso di un permesso umanitario scaduto. L’uomo è stato preso ieri pomeriggio dagli agenti della Squadra Mobile e del commissariato San Lorenzo.

Desirée conosceva i suoi aguzzini e quella notte li ha seguiti nel loro covo da cui non è più uscita. Mamma Barbara, straziata dal dolore, ha detto: «Ora voglio giustizia per Desy, voglio che questa tragedia non accada ad altre ragazze». «Sono distrutta», ha aggiunto. «Speravo mi riportassero mia figlia. Non sapevamo che Desirée frequentasse Roma, sapevamo che andava a Sezze, aveva amici a Cisterna. Non riusciamo a capire ancora come sia arrivata in quel luogo». Alla fiaccolata di ieri sera a San Lorenzo, uno striscione del padre: «Papà ti porterà sempre nel cuore».

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