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La capoeira racconta il dramma della schiavitù.


Se il pallone è, senza dubbio, la passione del Brasile, è la capoeira a raccontare la storia di questo Paese lungo i secoli, a ripercorrere e simboleggiare - con il suo intreccio inscindibile di lotta, acrobazie, canti e musica - il lungo cammino di una Nazione segnato dalla colonizzazione portoghese.


La capoeira racconta il dramma della schiavitù: la tradizione vuole che gli schiavi africani che lavoravano nelle piantagioni si allenassero a combattere, con tecniche di attacco e difesa, calci, prese, schive, dissimulando la lotta con elementi di danza, per non insospettire i colonizzatori.

Nello Stato di Bahia arrivarono soprattutto gli africani di etnia bantu, che portarono con sé il loro modo di muoversi, di allenarsi, e anche la loro ritmica e cultura musicale. Si narra che molti schiavi grazie alla capoeira - arte basata sulla forza fisica, i riflessi ma anche sulla malandragem, la scaltrezza - riuscirono a fuggire dalla piantagioni e conquistare la libertà.


La capoeira è diffusa in tutto il Brasile, ma Bahia, lo Stato più "afro" del Paese, rappresenta la sua culla. Per le strade di Salvador, nel centro storico, il Pelourinho, impossibile non incontrare gruppi di capoeiristi intenti a "giocare" in una roda - il cerchio all'interno del quale ci si sfida in coppia - seguendo il ritmo degli strumenti musicali, in primis il berimbau (strumento a corda), e dei canti in portoghese che tramandano la storia della capoeira e quella della schiavitù, la saudade per la propria terra di origine.


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