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La «Bibbia degli schiavi»


La "Bibbia degli schiavi", stampata a Londra nel 1807 e usata dai missionari inglesi, è una Bibbia fortemente emendata, dalla quale sono stati tolti tutti i passaggi che parlano di libertà, a favore di quelli che parlano di obbedienza ai padroni, di sottomissione. In essa si registra la mancanza di quasi tutto l’Antico Testamento e metà del Nuovo, oltre all'assenza totale dell’Apocalisse, ma anche della maggior parte dei Salmi, in cui si esprime la speranza nella liberazione dall'oppressione. Nell'idea dei colonialisti, la lettura integrale della Bibbia, troppo ricca di speranza per una vita migliore, avrebbe potuto instillare negli schiavi africani, convertiti al cristianesimo, pericolose idee di ribellione. Conversione sì, dunque, ma “temperata”… Questo oggetto raro (pare che ne siano rimasti soltanto tre esemplari al mondo) e controverso, presentato il 28 novembre 2018 al Museo della Bibbia di Washington, getta luce su un capitolo oscuro della storia, e sull'utilizzo strumentale della Bibbia e della religione a sostegno della politica imperialista e dello schiavismo.

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