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In Libia è caccia al «negro», baby gang «violentano» i migranti

Aggiornato il: 19 dic 2020


In Libia è caccia al negro. Un inferno che continua ad attrarre poveri disperati in cerca di una vita migliore. Molti di questi non vogliono andare in Europa perchè ancora legati al mito della Libia ricca e piena di occasioni di lavoro. La realtà è un’altra. Il forte razzismo che caratterizza questo Paese crea vittime ogni giorno. Da gennaio ad ora sono passati  eritrei, somali e etiopi che, una volta arrivati nel Paese nordafricano, vengono torturati e spesso anche uccisi da bande criminali di minorenni che fanno una vera e propria “caccia al negro”. Dopo essere stati vessati e umiliati dai piccoli criminali, vengono presi e resi schiavi da organizzazioni più grandi. Ma è anche la situazione delle donne sudafricane a preoccupare moltissime associazioni.

Secondo le informazioni raccolte Ofcsreport,  quasi tutte le donne in stato interessante che arrivano in Europa dalla Libia sono state vittime di abusi e violenze sessuali da parte degli scafisti: future madri di figli nati da stupri. La Libia, dunque, da terra promessa durante gli anni di Gheddafi, è diventata lo scenario di violenze inesauribili, dove l’Isis ha ben radicato il suo esercito.

E sembra che all’orrore non ci sia fine, basti pensare che dal 2009 ad oggi il giro d’affari sull’immigrazione clandestina in nord Africa supera i 600 milioni di euro generati dai Paesi del Corno d’Africa. Una vita per 30.000 euro. È questo infatti il prezzo pagato dalle famiglie africane alla “mala”per salvare i loro figli da torture e sevizie. Parliamo delle stesse famiglie povere che sono state costrette a fuggire dai loro Paesi. Da gennaio ad ora sono passate per la Libia circa 32.000 persone che poi sono riuscite a scappare in Europa, ma almeno centinaia di migliaia sono tutt’ora bloccate nel sud della Libia. Esistono percorsi alternativi che tuttavia, come quello balcanico, non hanno avuto nessuna influenza nel numero di migranti che sceglie il Paese nordafricano ad altri.

La paura e il terrore per quanto accade in Libia, ha scoraggiato le molte migliaia di persone che dall’Africa nera passavano per la Libia e Sinai tanto che adesso tanti preferiscono un altro percorso, quello dell’Egitto. Una via quella delle Piramidi non facile, altrettanto segnata da trafficanti senza scrupoli e da un commercio illegale di organi che è sempre più in crescita. Uomini e donne senza speranza, privati anche della dignità, costretti a pagare riscatti. Per chi non può sborsare questi soldi quello che li aspetta è solo una morte violenta. Si tratta di essere umani costretti a prestare il loro corpo al traffico di organi per poi rimanere abbandonati morenti nelle sabbie del deserto. Non rimane nessuna traccia, nessuno sa niente.

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