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Fu scritto: «ama il prossimo tuo come te stesso» ma in pratica...


« E queste cose vengono commesse e sono giustificate da uomini che professano di amare il loro prossimo come se stessi, che credono in Dio e pregano che la sua volontà sia fatta sulla terra! Fa bollire il sangue e tremare il cuore pensare che noi inglesi e i nostri discendenti americani con il loro millantato grido di libertà, siamo stati e continuiamo ad essere tanto colpevoli »​

(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo (1839))

Lo storico congolese Elikia M'Bokolo ha dichiarato nel 1999 a Le Monde diplomatique: ««il continente africano è stato sanguinariamente privato delle proprie risorse umane attraverso tutti i percorsi possibili: attraverso il Sahara, attraverso il Mar Rosso, dai porti affacciati sull'Oceano Indiano e dall'altra parte dell'Oceano Atlantico: almeno X secoli di schiavitù a beneficio del mondo islamico (dal IX secolo fino all'Ottocento)» Egli continua: «quattro milioni di schiavi esportati attraverso il Mar Rosso, altri quattro milioni attraverso i porti dell'Oceano Indiano, forse ben nove milioni lungo la rotta carovaniera delle Vie commerciali trans-sahariane e da undici a venti milioni (a seconda dell'autore) attraverso l'Oceano Atlantico».


Nel XVI secolo per la prima volta la civiltà occidentale superò nel volume di traffico delle esportazioni la tratta araba degli schiavi, attraverso la tratta atlantica degli schiavi africani. L'impero coloniale olandese importò schiavi asiatici da impiantare nella propria colonia del Capo. Nel 1807 la Gran Bretagna, che governava già estesi territori coloniali – anche se ancora principalmente costieri – rese illegale il commercio internazionale degli schiavi in tutto il continente africano (con lo Slave Trade Act 1807), seguita l'anno successivo dagli Stati Uniti d'America nord-orientali.


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