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Il Charleston infranse tutte le regole dei balli da sala di provenienza europea



Intorno agli anni venti, tra le varie danze di origine jazzistica la danza Charleston fu il ballo che maggiormente si diffuse prima in America e poi in Europa. Di andamento veloce e brillante, ha ritmo sincopato in 4/4. Il Charleston è senza dubbio il più brioso, gaio e scoppiettante ballo dell'epoca moderna. Per la sua struttura, si stacca nettamente da tutti gli altri balli, possedendo una personalità inconfondibile ed inimitabile; trova il suo apice negli anni appena prima della grande depressione americana e finisce subito dopo il crollo della borsa del ’29. Partecipa all'evoluzione del rag time e del jazz, che nacquero e si diffusero già dalla fine dell’Ottocento e culminando in quella che venne definita «l’età del Jazz». Il momento d'oro del Charleston bruciò e finì presto, ma sia la sua musica che il ballo associato, attraversarono la storia ed è tuttora (un po’ come il twist) conosciuto da tutte le generazioni del continente sia europeo che americano. Oltre al ballo Charleston che si abbina alla musica, negli anni venti si ballavano sugli stessi ritmi, altre danze simili, come lo Shimmy e il Black Bottom, che avevano come caratteristica la posizione aperta e separata, e i movimenti delle articolazioni, che erano veramente innovativi e profondamente diversi dagli stili di danza, popolare o standard ballata a quell’ epoca. Il 1920 era il periodo delle flappers, le ragazze «agitate» del 1900, che «agitavano» le mani e ballavano come degli uccelli: emancipate, ballavano sole, giravano in automobile, si truccavano in pubblico e osavano. Il ruolo della donna e le sue mode erano infatti lo specchio del cambiamento economico e sociale successivo alle guerre frutto anche della partecipazione femminile al lavoro durante i conflitti. Tra i balli di derivazione jazzistica in voga in quel periodo, il charleston era il più scatenato (seguito poi dal tip tap che si sarebbe esteso al grande pubblico solo a partire dagli anni ‘30): i movimenti che lo caratterizzavano erano così frenetici e la musica d’accompagnamento così sfrenata che qualcuno malignamente arrivò a definirlo «il ballo degli epilettici». Infatti la carica improvvisa della musica jazz, unita all’ eccentricità dei passi, che designava la liberazione dagli schemi precedenti in nome di una nuova spontaneità, probabilmente ai più scettici dovette sembrare una sorta di delirio collettivo. Non potevano certo immaginare che il charleston era solo il punto di partenza di un’evoluzione del ballo (o meglio di una rivoluzione) che, nata dall’ incontro con la musica afro-americana, avrebbe generato nell’ arco di qualche decennio fenomeni quali il boogie woogie e il rock’n’roll.

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