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Capoeira Angola: «lotta delle zebre»


Le origini di questa forma di lotta sono ancora oggi poco chiare. Si pensa che siano il frutto della combinazione di diversi stili di combattimento, che venivano praticati nei paesi di cultura Bantu, ancora prima dell’arrivo dei portoghesi.

In Angola esistono testimonianze che parlano di un tipo di lotta molto simile alla Capoeira detta “lotta delle zebre”, che si praticava all’interno di alcune cerimonie durante le quali i contendenti si disputavano le ragazze da prendere in moglie a colpi di calci e testate.

La Capoeira Angola è considerata come la forma originaria di Capoeira, proveniente dalla natura e dalla forza degli animali, arrivata in Brasile come lotta di liberazione degli schiavi africani. Lo stile angolano viene anche definito “tradizionale” perché è forte nei suoi praticanti la consapevolezza di essere l’anello di congiunzione tra la cultura africana e il Brasile attuale.


In Brasile, le prime testimonianze relative alla Capoeira risalgono alla prima metà del XVII secolo, e si basano sulle testimonianze di alcuni soldati che avevano l’incarico specifico di catturare gli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Si racconta che questi schiavi nel tentativo estremo di fuggire alla cattura, affrontassero i soldati a mani nude praticando uno stile di lotta molto particolare fatto di calci e testate. Il mito diffuso è che la Capoeira fosse un modo per gli schiavi di allenarsi a combattere dissimulando, agli occhi dei carcerieri, la lotta con la danza.


Questo può essere vero solo per uno stadio molto primitivo del suo sviluppo, perché in realtà la pratica della Capoeira a partire dal 1814 venne vietata agli schiavi, assieme ad altre forme di espressione culturale, principalmente per impedirne l'aggregazione, anche se alcune fonti dicono che questa forma di arte marziale ha continuato ad esistere e svilupparsi considerando il fatto che sia sopravvissuta fino ai nostri giorni.


Oggi, accompagnati al suono del berimbau e di percussioni come il pandeiro, l’atabaque e l’agogò, i capoeristas si fronteggiano al centro delle *rodas cominciando l’esibizione con un inchino in onore del berimbau, che è lo strumento principe che comanda e detta i tempi del “jogo”. I riti e le credenze sopravvivono come la più innocente forma di divertimento: la danza e i canti. Le danze riportano movimenti e gesti codificati nella cultura d’origine, memorie di un mondo perduto, da cui furono strappati; da questa violenza, compiuta dall’uomo sull’uomo, è nata la danza jazz.


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