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La «Juba» una danza propiziatoria del Regno del Congo



Esibizione della danza «Juba» durante un Minstrel show

Le immagini mostrano quello che poteva essere la competizione tra emigranti irlandesi e schiavi africani per dimostrare la propria abilità di ballerini. Questi show divennero talmente popolari in America che nacquero compagnie teatrali che offrivano spettacoli chiamati «Minstrel show».

Una delle prime danze portate dagli schiavi africani nel nuovo mondo fu la «Juba». Sebbene il nome non sia stato tracciato esattamente, «Mo'juba» in Yoruba è una serie di preghiere e significa «Io do riverenza a». Anche la parola «mojo» viene considerata da alcuni etimologi derivi da questa frase. Nelle tradizioni dell'Africa occidentale, la preghiera e la danza sono collegate.

La danza Juba era originariamente una danza propiziatoria delle tribù dell' Africa centro-occidentale, successivamente fu portata nelle piantagioni americane dagli schiavi provenienti dal Regno del Congo, di etnia bantù, durante i trecento anni di schiavitù (XVI - XIX sec.). Nel libro «Africanism in American Culture», dello scrittore e storico di origine afroamericana, discendente degli schiavi, Joseph E. Holloway, si legge testualmente:

« Gli schiavi africani provenienti dal Regno del Congo portarono la danza Juba nella città di Charleston, Sud Carolina, a partire dal 1735 e 1740». ....Il nome, «Charleston», fu data alla danza Juba, dagli europei americani. In Africa, inoltre, la danza è chiamata la Juba o Djouba. La parola Juba fu usata per molte cose, come ad esempio le canzoni di lavoro nelle piantagioni americane, il cibo dato agli schiavi nei campi, e il nome che fu attribuito alla danza Charleston. La Juba era principalmente una competizione per dimostrare la propria abilità. Successivamente, la danza Charleston nel corso dei secoli si diffuse nelle regioni del Nord America, perchè portata dalle migrazioni degli schiavi afroamericani provenienti dal sud America » ( cit. Africanism in American Culture, Pag. 52 - Joseph E. Holloway )

La «Juba», o «Pattin Juba» («Djouba» ad Haiti) , divenne la danza delle piantagioni che gli schiavi neri nella Guyana olandese, nei Caraibi e nel sud degli States, ripresero ed adattarono forse già nel XVII secolo, quando l’uso di strumenti, come ad esempio i tamburi, era severamente vietato e punito severamente, perché i coloni avevano capito che serviva agli schiavi per trasmettersi informazioni in codice per fuggire dalle «fazendas». Gli schiavi delle piantagioni privati dei tamburi iniziarono a usare il loro corpo, soprattutto i loro piedi, per trovare, attraverso i suoni, un'altra forma di comunicazione alternativa, che difficilmente poteva essere vietata. Successivamente, la juba divenne una forma di intrattenimento e fu ribattezzata in «Pattin Juba».

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