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Storia afroamericana


La storia afroamericana si fa risalire al 1619 quando una nave da guerra olandese portò a Jamestown, nella Virginia, i primi venti neri. Costoro, come risulta da alcuni documenti di quell'epoca, non erano ancora schiavi ma con ogni probabilità semplici servitori come riferisce nei suoi studi il saggista Rayford W. Logan.

Solamente nel secolo precedente i neri furono partecipi alle prime esplorazioni degli spagnoli in quei territori che si fanno oggi corrispondere agli attuali Stati Uniti, come Estebanico che, dal 1528 al 1534, fu compagno di viaggio, dal Texas al Nuovo Messico, di Cabeza de Vaca e che divenne la guida della spedizione di Marcos de Niza nel 1539 dalla zona messicana al Texas e al nuovo Messico.


Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servi bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi Rayford Logan[2] «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico».

A partire dalla fine del XVII secolo, nella Virginia, il numero di coloro che arrivavano dall'Africa erano aumentati a velocità incredibile tanto che i padroni iniziarono a preoccuparsi delle numerose rivolte che avvenivano. Così a decisione dell'assemblea coloniale venne, per necessità, adottato un codice schiavista molto rigido che riduceva all'estremo la libertà di movimento degli schiavi ai quali venivano spesso inflitte gravi pene anche per piccoli reati e vennero esclusi tutti i diritti penali e quelli civili.

Alla vigilia della Rivoluzione Americana, il numero degli schiavi era a tal punto aumentato che costituiva più del 30% della popolazione. Non solo in Virginia ma anche nelle altre colonie la schiavitù, cresciuta sino all'epoca della rivoluzione, fece temere il pericolo delle rivolte e quindi portò a rendere più severi i codici schiavisti. Ciò accadde soprattutto in quelle colonie del Sud, come il Delaware, il Maryland, la Carolina del Sud e la Georgia, dove gli schiavi erano assai numerosi e raggiungevano un rapporto con i bianchi di due a uno. Nelle colonie del Nord, come nella Carolina del Nord, dove il numero degli schiavi era minore e notevole l'influenza dei Quaccheri, le tensioni erano meno forti e di conseguenza meno severe le regole della schiavitù.

Le colonie del Nord, più che altro dedite al commercio, avevano meno bisogno del lavoro degli schiavi che era invece assai richiesto dalle colonie del Sud ricche di piantagioni. Come riferisce Rayford Logan «Alla vigilia della Rivoluzione Americana la percentuale di schiavi andava da poco meno dell'uno per cento nel New Hampshire a circa l'undici per cento a New York» facendo sì che anche questa colonia adottasse un codice penale simile a quelli in vigore nel Sud che durò per quasi tutta la prima metà del Settecento, fino a quando le rivolte avvenute nella città di New York nel 1712 e nel 1741 fecero diminuire il numero degli schiavi importati e aumentare i lavoratori bianchi.


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