Il banjo è uno strumento musicale originario dell'Africa.

Il banjo è uno strumento musicale originario dell'Africa. Gli africani portarono nei Caraibi e nell'America Latina questo strumento nel 17° e 18° secolo. Gli africani negli Stati Uniti furono i principali attori del banjo fino verso la metà dell'Ottocento. La sua caratteristica preminente è data dalla cassa di risonanza, la cui tavola armonica non è di legno come quella della maggior parte degli strumenti a pizzico ma è costituita da una pelle tesa su una cassa circolare.

Gli afroamericani contribuirono enormemente nella formazione della cultura americana che conosciamo oggi - nelle arti, nelle scienze, nella cucina, nella musica e nello stile di vita. Una di queste forme artistiche fu la  «black dance», la danza dei neri.

Five Points District, New York.

LE DANZE NELLE PIANTAGIONI

La danza Juba nelle colonie americane - Century Magazine, 1884

Una delle prime danze portate dagli africani  nel nuovo mondo fu la «Juba». Sebbene il nome non sia stato tracciato esattamente, «Mo'juba» in Yoruba è una serie di preghiere e significa «Io do riverenza a». Anche la parola «mojo» viene considerata da alcuni etimologi derivi da questa frase. Nelle tradizioni dell'Africa occidentale, la preghiera e la danza sono collegate. Gli schiavi sopravvissuti alla tratta e comprati dai padroni bianchi, furono deportati nelle grandi piantagioni di cotone e costretti a vivere e lavorare in condizioni disumane: a loro non restava altro che adattarsi e rassegnarsi ad un nuovo mondo, fatto di regole tanto spietate quanto incomprensibili.  Furono privati di dignità, umiliati, linciati ed emarginati, ma soprattutto furono costretti a rinunciare ad un bene d’immenso valore: la libertà.  Di fronte a questa situazione, fu per loro inevitabile sviluppare una forma interiore di resistenza, richiamando le sole risorse culturali che avevano potuto portare con sé. Tra queste risorse quella che più si dimostrò capace di accompagnare lo schiavo nella sua monotona e dura resistenza fu la musica e la danza. Le danze delle piantagioni erano spesso feste gioiose, con ballerini che usavano le loro voci, i movimenti delle proprie mani e dei piedi e battevano le mani contro le ginocchia. Come in Africa, il ballo era per tutti, ma ogni persona entrava nella danza in base all'età e al genere. Attraverso la musica e la danza, gli africani riuscirono a conservare parte del loro patrimonio culturale. La musica degli schiavi delle piantagioni negli Stati Uniti consisteva tipicamente in grida e lamenti e faceva uso di strumenti fatti in casa dal banjo, dal tamburello fatte con le zucche, pentole e cucchiai . A partire dal 1740, molti Stati vietarono l'uso di tamburi nelle comunità di schiavi perché si temeva che gli schiavi li usassero per creare un sistema di comunicazione a sostegno della ribellione. Tuttavia, gli schiavi continuarono a fare musica ritmica usando strumenti fatti in casa e il loro proprio stesso corpo.

La danza Juba portata dagli schiavi africani nelle piantagioni americane

La danza «Juba» era originariamente una danza propiziatoria delle tribù dell' Africa centro-occidentale, successivamente fu portata nelle piantagioni americane dagli africani originari dal Regno del Congo, di etnia bantù, durante la Tratta degli schiavi atlantici dal XVI - XIX secolo. Nel libro «Africanism in American Culture», dello scrittore e storico di origine afroamericana, discendente degli schiavi, Joseph E. Holloway,  si legge in riferimento della danza Juba: «Gli schiavi africani  portarono la Juba dance dal Congo nella città di Charleston, Sud Carolina, la quale successivamente si evolse in quella che è il Charleston oggi. La Juba arrivò nella città di Charleston tra il 1735 e 1740». ....Il nome «Charleston» fu dato alla danza  Juba dagli europei americani. In Africa, inoltre, la danza è chiamata la Juba o Djouba. La parola Juba fu usata per molte cose, come ad esempio le canzoni di lavoro nelle piantagioni americane, il cibo dato agli schiavi nei campi e il nome che fu attribuito alla danza Charleston. La Juba era principalmente una competizione per dimostrare la propria abilità di ballerini. Successivamente, la danza Charleston nel corso dei secoli si diffuse negli stati del Nord America portata dalle migrazioni degli schiavi afroamericani provenienti dal Sud America. All'inizio, il movimento era un semplice incrocio dei piedi  ritmato in modo pigro. Quando la danza raggiunse la città di Harlem emerse una nuova versione di questa danza. Il Charleston divenne uno scalciare di piedi in avanti e indietro, successivamente eseguito con un tocco. Il Charleston e altre danze africane iniziarono con gli spettatori che guardavano i ballerini ballare, successivamente gli spettatori parteciparono loro stessi alle danze.  Tuttavia, il Charleston divenne popolare al tal punto che un premio fu persino posto sull'assunzione di domestici neri che sapevano ballare bene per insegnare alle signore a ballare il Charleston.» ( cit. Africanism in American Culture, Pag. 52 - Joseph E. Holloway ).

Competizione tra emigranti irlandesi e schiavi africani in un Minstrel show

La «Juba», o «Pattin Juba» («Djouba» ad Haiti), divenne la danza delle piantagioni che gli schiavi neri nella Guyana olandese, nei Caraibi e nel sud degli States, ripresero ed adattarono forse già nel XVII secolo, quando l’uso di strumenti, come ad esempio i tamburi, era severamente vietato e punito severamente, perché i coloni avevano capito che serviva agli schiavi per trasmettersi informazioni in codice per fuggire dalle «fazendas». Gli schiavi delle piantagioni  privati dei tamburi  iniziarono a usare il loro corpo, soprattutto i loro piedi, per trovare, attraverso i suoni, un'altra forma di comunicazione alternativa, che difficilmente poteva essere vietata. Successivamente, la juba divenne una forma di intrattenimento  e fu ribattezzata in  «Pattin  Juba».

«The Old Plantation». Il dipinto del 1790 mostra una sfida di danza tra schiavi in una piantagione al suono del banjo, lo strumento musicale portato dall' Africa centro-occidentale. Con l'influenza della cultura europea (notare i vestiti), gli schiavi ridefinirono le danze vernacolari nelle piantagioni.

Verso la  metà del 19° secolo, alla Juba furono  aggiunti musica e testi, e si tennero spettacoli di questa danza. La sua divulgazione influenzò  lo sviluppo della Tap dance. Il più famoso ballerino afroamericano di Juba fu William Henry Lane, soprannominato «Master Juba», egli nei sui spettacoli combinava lo stile  della juba e della danza irlandese. Va detta una cosa importante e cioè che Willian Henry Lane portò sul palcoscenico  un fenomeno culturale già radicato in America, e cioè i combattimenti di danze tra gli schiavi africani e gli emigranti irlandesi che si esibivano nei locali o nei bassifondi delle città. Master Juba, iniziò la sua carriera in una sala da ballo nel famoso quartiere newyorkese di Five Points, nel 1842 divenne così famoso che Charles Dickens lo elogiò nel suo libro «American Notes» come «il ballerino più noto» dell' epoca. Le immagini successive  mostrano quello che poteva essere il combattimento di danze tra emigranti irlandesi e schiavi africani per dimostrare la propria abilità di ballerini. Questi show divennero talmente popolari in America che nacquero compagnie teatrali che offrivano spettacoli chiamati  «Minstrel show».

Combattimenti di danze tra gli schiavi africani e gli emigranti irlandesi che si esibivano nei locali o nei bassifondi delle città americane.

William Henry Lane in un disegno dell' epoca mentre balla la juba a metà dell' Ottocento. Come si può vedere i ballerini in quel periodo non indossavano le scarpe da tip tap, perchè quelle furono inventate non prima del 1910.

Il più famoso ballerino di juba fu William Henry Lane.

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