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La danza africana rappresenta un meraviglioso cammino per tornare ad abitare nel nostro corpo. Quel corpo che nella moderna società occidentale l'uomo tende a dimenticare, ignorando le possibilità che possono offrirgli spalle, schiena, anche, ginocchia, caviglie...

L'Africa è una terra di danze tribali, riti e tradizioni arcaiche.

L'Africa è una terra di danze tribali, riti e tradizioni arcaiche. Un numero infinito di ritmi e generi musicali affonda le radici in questo continente. Il Sud Africa, con la sua travagliata storia fatta anche di segregazione razziale, è un esempio della varietà culturale di questa parte del mondo. Come per tutti i popoli africani, enorme è l’importanza della musica e della danza per gli zulu – il gruppo etnico più numeroso del Paese - che, con la fine dell’apartheid nel 1994, hanno recuperato il proprio diritto di cittadinanza sudafricana

Sciamano buriato, fotografia del 1904

Sciamano buriato, fotografia del 1904. La maschera che copre il volto ha la funzione di «trasformare» lo sciamano in un nuovo essere a cui è consentito, impunemente, di entrare in quelle regioni, quali il cielo o gli inferi, interdette ai comuni esseri umani. La funzione del tamburo che agita è molteplice. Essa è stata variamente interpretata dagli studiosi come richiamo per gli spiriti adiutori, oppure per cacciare gli spiriti maligni o ancora per fungere da «cavalcatura» per il viaggio sciamanico. Secondo queste società, in ultima istanza, erano gli spiriti ultraterreni a determinare la sorte e gli avvenimenti terreni; ogni problema poteva perciò essere risolto solo da qualcuno che avesse la capacità ed i mezzi per entrare in contatto con tali spiriti, affrontando un «viaggio» ultraterreno nel loro mondo, trovando lì la soluzione ai problemi. Questo è lo sciamano, un «ponte» tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Secondo la cultura sciamanica, non si può diventare sciamani per scelta o per semplice iniziazione, ma si deve ricevere una «chiamata» da parte degli «spiriti» e a questa chiamata non si può rispondere negativamente. Detto ciò, è comunque possibile che alcune culture prevedano un qualche tipo di iniziazione per lo sciamano. Per chi la riceve, la «chiamata» è spesso un dramma: essa ne sconvolge la vita e ne mina seriamente la stabilità e l'integrità fisico-psichiche; il chiamato ne farebbe volentieri a meno. Tuttavia, il non accettare, sempre secondo la tradizione sciamanica, avrebbe conseguenze molto più gravi, che potrebbero portarlo fino alla follia ed alla morte. La figura dello sciamano nasce nelle società «primitive» con lo scopo di risolvere problematiche di base per la sopravvivenza di qualsiasi società, ovvero:

La musica dell' Africa Sub Sahariana conserva ancora una funzione importante nella società africana. È usata per trasmettere conoscenze e valori e per celebrare eventi pubblici e privati, combinandosi a volte con la parola, la danza e le arti visive. Le fasi più importanti della vita di un individuo sono contrassegnate dalla musica. Vi sono ninne nanne, nenie infantili, musiche per i riti di iniziazione, i matrimoni, le cerimonie di attribuzione di titoli, i funerali e le cerimonie in onore degli antenati. In Africa occidentale i tamburi svolgono un ruolo fondamentale nelle cerimonie di trance, nelle quali le divinità si impossessano del corpo dei devoti. L'esecutore deve conoscere gli specifici ritmi distintivi delle singole divinità e con essi regolare il flusso del potere sovrannaturale nel corso del rituale. La musica viene inoltre utilizzata per organizzare le attività di lavoro. Tra le popolazioni pigmee delle regioni pluviali, canti e richiami servono a coordinare gli spostamenti dei cacciatori nella foresta. Nell'Africa meridionale i pastori usano flauti e altri strumenti per controllare il movimento del bestiame.

LE DANZE AFRICANE    

L’Africa settentrionale, non sarà oggetto di questo articolo, poiché abitata da popolazioni semitiche di cultura e lingua araba, la cui danza molto si differenzia da quella sub-sahariana, abitata da popolazioni camitiche, vero oggetto di questa ricerca. Nell’Africa sub-sahariana la danza è onnipresente.  La danza africana è caratterizzata dalla poliritmia, essendo peraltro in stretta connessione con la musica, anche nella sua forma più semplice, il canto. La varietà ritmica tipica della musica africana si esprime infatti anche nel corpo che è in grado di eseguire sequenze ritmiche differenti in contemporanea: si tratta di movimenti molto complessi che coinvolgono spalle, petto, bacino, testa, braccia e gambe, spesso eseguiti sul posto. Non importa se all’Est, all’Ovest, nel Centro o nel Sud Africa, la danza rimane regina indiscussa delle arti.  In tutti i rituali, sia essi sacri o profani, si utilizza la danza, quindi danze di preghiera, danze per i passaggi di età e di status sociale, danze dei mestieri, danze per le stagioni, danze per i raccolti, danze di guarigione, danze di divertimento. Intorno al 1200 d.C. si crearono grandi imperi (autoctoni) che omogeneizzarono culturalmente vaste zone, dando vita a precise caratteristiche culturali ancora oggi presenti in Africa.  Si può quindi parlare di danze dell’Africa Occidentale, di danze dell’Africa centrale, e così via.  L’Africa tribalista che conosciamo oggi è frutto degli ultimi 4 secoli di contatti con il mondo europeo che l’ha divisa in stati storicamente insensati ed ha portato le popolazioni a chiudersi in se stesse per ragioni di sopravvivenza.

Donne con brocche piene d'acqua che ascoltano  un gruppo di musicisti nativi  che suonano la Marimba,  la Sansa, e il Pan’s Pipes - Zimbabwe. ( Narrative of an Expedition to the Zambesi - David Livingstone) - 1813-1873

Danza di Landeens - Zimbabwe  ( Narrative of an Expedition to the Zambesi - David Livingstone) - 1813-1873

Danza Bechuana al chiaro di luna - Zimbabwe

( Narrative of an Expedition to the Zambesi - David Livingstone) - 1813-1873

 Ma è grazie al peso del colonialismo che gli stati africani, dopo aver raggiunto l’indipendenza, data che si aggira intorno agli anni sessanta di questo secolo XX, lanciarono una campagna di ritorno alle proprie origini culturali così lungamente denigrate dai popoli invasori, e organizzarono diversi programmi per la riscoperta delle arti tradizionali.  Nel campo della danza vennero creati i famosi Balletti Nazionali, che portarono in tutto il mondo le danze più importanti dei vari paesi.  Il più famoso è senza dubbio il Balletto Nazionale di Guinea (Conakry), che con i suoi 40 membri, tra ballerini e percussionisti ha fatto conoscere le complessità di esecuzione e la profondità dei gesti della danza africana. Un ritmo per invocare la pioggia, uno per festeggiare i matrimoni, un altro per ricordare il defunto che si accompagna nell'ultimo viaggio.  La danza africana ha stili diversi per ogni ricorrenza della vita. Il continente africano, da sempre, ha un rapporto molto stretto con musica e danza; esse non significano solo divertimento e voglia di muoversi, ma hanno un significato più profondo: i canti e le danze accompagnano la vita quotidiana, in ogni suo momento, felice o triste che sia.

Video di danze all' esposizione coloniale di Parigi nel 1931. Diversi ballerini si esibiscono in eccezionali acrobazie. Da una prima impressione sembra una forma primitiva di Capoeira . (Istituto Luce Cinecittà - https://www.youtube.com/channel/UCK5nqdvIHtjGEsCSR_eN4fQ)

Anche l'occidente oggi scopre la danza afro, sono sempre più numerose le scuole di ballo che propongono questa tipologia di danza; trasformare il linguaggio i movimenti del corpo attraverso i concetti base dello stile tradizionale africano come la vibrazione, l'ondulazione, il ritmo dei piedi, la camminata, l'energia della voce e la ripetizione del movimento.  La danza africana si diffonde in Europa negli anni 70. L'integrazione con la cultura europea genera una nuova forma espressiva che mantiene il rapporto tra il movimento ed il ritmo. L'affermarsi del fenomeno sottolinea per l'uomo contemporaneo l'esigenza di una cultura multietnica. Il piacere di muovere il corpo; vibrare nei ritmi della musica e gioire con gli altri, produce, attraverso un lavoro pedagogico, scioltezza fisica e armonia. 

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Dipinto in cui si vedono degli africani che ballano il «jongo» a Campo de St. Anna, Rio de  Janeiro.

Il «jongo» , noto anche come «caxambu» e «corimá»,  è una danza brasiliana di origine africana praticata al suono di tamburi, come il «caxambu». Ha influenzato con forza la formazione del samba a Rio , in particolare è la cultura popolare brasiliana nel suo complesso. Secondo i «jinguiros», il «jongo» è il samba.

La danza africana conosce molte forme. Oltre agli energici movimenti della danze dell’Africa, si dà importanza ai dolci movimenti ondulatori che partono dal bacino e si propagano lungo la colonna vertebrale fino alla nuca, nelle braccia e nelle mani. Le danzatrici e i danzatori diventano coscienti dei propri blocchi e delle proprie tensioni, rendono il loro corpo più elastico e possono riequilibrarlo. La danza africana si balla a piedi nudi. Le piante dei piedi tastano il suolo e lo battono in un contatto immediato. Le articolazioni ammortizzano il peso del corpo, così che il piede si appoggia delicatamente sul pavimento, invece di colpirlo. L’apprendimento della danza africana è intenso, richiede perseveranza e concentrazione e la capacità di resistere alla fatica, per poter accedere a nuove fonti creative. La danza è il collante di uno stato immenso come l’Africa. In Africa esistono moltissimi gruppi sociali con stili, culture e colori differenti ma la danza li accomuna tutti.   Ogni società ha una sua danza, ad esempio in Senegal si balla il sabar, nel Mali si danza il sounou. Tramite le danze si distinguono i gruppi. Spiega Doudou N’Diaye Rose jr., famoso ballerino senegalese e maestro di danza a Parigi: « La danza e la musica, per noi africani sono la vita. Sono un mezzo di comunicazione, di conoscenza e di scambio. Ogni cosa, dal momento in cui siamo nel ventre materno, passa attraverso l’esperienza del corpo. L’Occidente invece ha problemi con il corpo perché il sistema sociale individualistico porta i bambini a crescere soli, a scuola come in famiglia. In Africa non è così: i bambini sono abituati a crescere con gli altri, a condividerne gioie e dolori, a partecipare attivamente agli eventi sociali. […] La danza non è però una ‘questione di sangue’ come molti continuano a sostenere usando frasi fatte, ma di cultura. Gli africani non nascono con il cromosoma ‘danza’. Il ritmo non è né africano né italiano né americano; non appartiene alla cultura di nessun popolo ma è universale poiché il ritmo originario è il battito del nostro cuore ». Tuttavia Alphonse Tiérou, coreografo e ricercatore ivoriano ed ex consulente all’Unesco per la ricerca sulla danza in Africa precisa che in tutti i villaggi africani ci sono persone che non danzano mai, che non sono capaci di mettere un piede davanti all’altro, che non sanno danzare affatto. La danza è come il canto, la pittura o la musica e quindi va «coltivata» attraverso il lavoro continuo. In Africa esistono grandissimi danzatori che affermano che il ballo è un’arte che si acquisisce con il tempo, l’impegno, la pazienza e tramite un maestro e solo a quel punto si può trasmettere alle nuove generazioni. La danza per gli africani è preghiera, seduzione, passione, terapia ma anche divertimento, un divertimento che per loro si può praticare ovunque. In questo contesto, in una simile dimensione della danza, profonda come lo è appunto quella africana, vorrei riportare un bellissimo riferimento di José Ortega Gasset dal suo libro Idea del teatro: « Nell’ Africa Nera, per intendere che un uomo è straniero, che appartiene a un’altra tribù, si dice:  Danza con un altro tamburo ».   E in molti posti, chi tocca indebitamente, o si azzarda a battere senza il sufficiente titolo il santo tamburo tribale, è condannato a morte. All’ europeo che ha vissuto nelle misteriose selve del Congo e della Nigeria, rimane sempre il tam-tam pertinace di innumerevoli tamburi invisibili che suonano testardamente per giorni, settimane, anni, senza fermarsi. E ciò significa che milioni di uomini praticano con tenacia di ossessi, di maniaci, la danza, come se quella fosse il lato della vita più importante. E in effetti lo è, perché nella danza, anche senza vino o droghe, l’uomo dimentica se stesso, la pesantezza della sua vita, e riuscendo a vedere il mondo come altro da quello che è, muovendosi in un ultramondo felice, è lui stesso felice e «ultravive». 

Danza di ex schiavi africani che suonano e ballano a Trinidad. Dipinto da Richard Bridgens tra il 1838 e il 1845  - (Archivio https://worldhistoryarchive.co.uk/)

Danza di ex schiavi africani che suonano e ballano a Trinidad. Dipinto da Richard Bridgens tra il 1838 e il 1845  - (Archivio https://worldhistoryarchive.co.uk/)

Gli uomini Masai saltano e saltano durante una danza tribale in Africa / Kenya

Zaouli è una danza tradizionale del popolo Guro della Costa d'Avorio Centrale.

La danza pura, quella vera, originale, svela, demistifica, lascia cadere la maschera. Essa è libertà, indipendenza ed autonomia. E’ l’astrazione totale dei problemi di origine, di classe sociale, di altezza, di peso, d’età, di sesso, di bellezza o di pigmentazione della pelle, che sono fonte di divisioni e sangue ingiustificato. La funzione fondamentale della danza è di «trasformare» l’insieme dei corpi, la materia prima per eccellenza, in una pioggia di suoni, scintille, fiamme, gioia e luce, attraverso il genio creatore. La danza africana rappresenta un meraviglioso cammino per tornare ad abitare nel nostro corpo. Quel corpo che nella moderna società occidentale l'uomo tende a dimenticare, ignorando le possibilità che possono offrirgli spalle, schiena, anche, ginocchia, caviglie.

Maschere di Kanaga indossate dai ballerini Dogon del Mali. Queste maschere sono tradizionalmente associate ai riti funerari per onorare i parenti defunti e per guidare i loro spiriti al regno degli antenati.

La danza africana ci aiuta a ritrovare la vitalità e l'allegria racchiuse in questa espressione culturale, a tornare a sentire il contatto con il suolo, a sviluppare la nostra coscienza ritmica, trasmettendo al contempo anche le emozioni dell'incontro con culture di luoghi come l'Africa e il Brasile. In Africa i canti e le danze accompagnano ogni momento della vita quindi abbiamo una danza per invocare la pioggia, una per accompagnare il defunto nell’aldilà, un’altra per pregare, una per celebrare il matrimonio ecc. La danza africana è una manifestazione della cultura stessa, condivisa da tutto il gruppo di riferimento. Lo stile africano si caratterizza principalmente per il ritmo e per la ripetizione dei movimenti, che sono molto energici, ma abbiamo anche dolci movimenti ondulatori che servono a riequilibrare le energie del corpo. Caratteristica primaria della danza afro è che si balla a piedi nudi per avere un contatto più diretto con la Terra, elemento naturale fondamentale per gli africani. Per loro danzare è come parlare ed ogni passo di danza rappresenta una parola volta a creare un discorso.

Donne Jukun in Nigeria che ballano l'Ajun-Kpa, destinate a esorcizzare gli spiriti maligni

Donne Jukun in Nigeria che ballano l'Ajun-Kpa, destinate a esorcizzare gli spiriti maligni

Per comprendere ed apprezzare la vera essenza della danza africana è necessario conoscere gli elementi culturali dell’Africa stessa come afferma anche Belco Tourè, insegnante maliano che vive a Padova, che insiste molto sul connubio e la complementarietà tra danza e cultura. Per questo motivo non è semplice insegnare un tipo di danza, perché la danza è l’espressione della cultura di un popolo. In Italia vi sono molte scuole di danza africana, caraibica e orientale ma difficilmente un occidentale danzerà come un autoctono di questi luoghi e questa è cosa ormai risaputa. C’è anche da dire che in molte scuole di ballo la cultura di questi popoli non viene neanche accennata, trattando la danza come una cosa a sé stante e ciò rappresenta un errore da parte dei maestri di ballo. Se ad esempio un insegnante spiegasse il significato che un gesto ha nella cultura di origine di un ballo, forse l’allievo riuscirebbe anche a danzare meglio. Il punto è che per noi la danza non è espressione della cultura: gli occidentali ballano primariamente per spettacolo, non perché amano una cultura, e raramente danzano per esprimere davvero qualcosa, a meno che non amino il ballo con tutto il cuore. Ma questa non vuole essere una critica agli occidentali, è solo un tentativo di spiegare perché si balla in modi diversi nel mondo. E’ una questione di approccio. In ogni modo io credo che il ballo deve essere prima di tutto una fonte di piacere, di benessere e di divertimento (invece di essere una forma di competizione come spesso lo è da noi), non a caso in molte lingue del mondo il termine per indicare la danza esprime altresì l’idea di piacere, divertimento e distrazione. La danza è e deve essere un piacere.

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C’è anche da dire che in molte scuole di ballo la cultura di questi popoli non viene neanche accennata, trattando la danza come una cosa a sé stante e ciò rappresenta un errore da parte dei maestri di ballo. Se ad esempio un insegnante spiegasse il significato che un gesto ha nella cultura di origine di un ballo, forse l’allievo riuscirebbe anche a danzare meglio. Il punto è che per noi la danza non è espressione della cultura: gli occidentali ballano primariamente per spettacolo, non perché amano una cultura.

Tamburo sacro africano per  rituali

Il tamburo rituale o tamburo sacro viene notoriamente utilizzato nel corso di cerimonie religiose. A volte simboleggiano e proteggono il potere reale e viene conservato in luoghi a loro volta sacri. Il suo diverse decorazioni in basso rilievo, rivestono spesso un significato legato all’universo simbolico dei miti africani. L’immagine ritmica è radicata nelle mentalità africane. L’africa possiede tanti tamburi quante sono le popolazioni, tanti ritmi quanti sono i villaggi, stati d’animo, situazioni, linguaggi, poichè i tamburi sono il veicolo sonoro dell’esistenza africana.

Danzatore di Makishi

Danzatori di Makishi che rappresentano gli spiriti ancestrali che assistono ai riti di iniziazione dei popoli nello Zambia nordoccidentale. La festa ha inizio da 1 a 3 mesi prima con una cerimonia chiamata mukanda, quando i bambini vengono portati via dalle proprie famiglie per simboleggiare la loro «morte» come bambini da parte dei tundanji, coloro che non appartengono più al mondo dei vivi. Il mukanda prevede la circoncisione dei bambini, prove di coraggio e lezioni sul loro futuro come uomini e mariti. Ciascun iniziato viene assegnato ad uno specifico personaggio mascherato che rimarrà con lui per tutta la durata del rito. Tra queste maschere si riconosce Chisaluke, che rappresenta un uomo dotato di grandi ricchezze e influenza sugli spiriti, il Mupala, che è il «re» del mukanda e spirito protettivo dotato di capacità sovrannaturali, Pwevo, che rappresenta l’ideale di donna ed è responsabile di insegnare ai bambini la musica e le danze. Altri personaggi sono i Makishi, che rappresentano lo spirito degli antenati defunti che ritornano nel mondo dei vivi per aiutare i loro discendenti a diventare uomini. Il termine del mukanda viene celebrato con una cerimonia chiamata chilende. Tutto il villaggio assiste alle danze dei Makishi e alle rappresentazioni simboliche, fino a quando i bambini non riemergono dal luogo in cui erano rimasti nascosti per “tornare alla vita” come uomini adulti. Questo rito ha un forte valore educativo e insegna ai ragazzi le tecniche di sopravvivenza ed altre nozioni fondamentali riguardanti la natura, la sessualità, la religione ed altri valori sociali. Dal 2008 (in realtà dal 2005) il rito di iniziazione e la danza maschera Makishi sono stati inseriti tra i Patrimoni Immateriali dell'Umanità dall'UNESCO. L'impegno della comunità internazionale è quello di salvaguardare una tradizione secolare, attraverso la formazione dei giovani, la ricerca e la raccolta documentale.

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