Una tata con bambino, fotografata nel 1870 a Salvador de Bahia

Una tata con bambino, fotografata nel 1870 a Salvador de Bahia. È ben vestita con un copricapo bianchissimo, una camicetta con fuori una spalla, con braccialetti, anelli e collane. Guarda dritto verso la telecamera, in tono cupo. L'immagine è stata probabilmente commissionata dalla famiglia come ricordo, secondo gli esperti. Crea l'illusione che le bambinaie durante il periodo di schiavitù fossero tenute in affetto e persino in stima. Ma la realtà era molto diversa, dice Maria Elena Machado, uno dei massimi esperti in schiavitù in Brasile.

Mercato di schiavi sulla pubblica piazza, Louisville, Georgia.(Historic American Buildings Survey, Library of Congree HABS GA,82-LOUVI,1-1)

LA TRATTA DEGLI SCHIAVI AFRICANI

« E queste cose vengono commesse e sono giustificate da uomini che professano di amare il loro prossimo come se stessi, che credono in Dio e pregano che la sua volontà sia fatta sulla terra! Fa bollire il sangue e tremare il cuore pensare che noi inglesi e i nostri discendenti americani con il loro millantato grido di libertà, siamo stati e continuiamo ad essere tanto colpevoli »

(Charles DarwinViaggio di un naturalista intorno al mondo. - 1839)

La schiavitù nella società americana

Si chiama «Maafa», è l’equivalente del termine «Shoah», riferito all'Olocausto africano, detto anche Olocausto della schiavitù, o «Black Holocaust». Deriva dallo swahili e significa «disastro, tragedia». Si riferisce ai 500 anni di schiavitù, imperialismo, colonialismo, apartheid. Tutto il continente ne porta ancora le conseguenze, sia sociali che economiche. Il colonialismo non è terminato, come sostengono i libri di scuola, con il ritiro degli eserciti occidentali dalle colonie. Bensì ha cambiato forma. Il «colonialismo post-moderno»  avviene mediante dei governanti locali che rispondono agli interessi stranieri e lobbistici, e non a quelli del proprio popolo e della propria terra. Regimi autoritari che mantengono il popolo nella miseria, reprimendo ogni forma di dissenso, anche la più pacata.  «Se noi europei non fossimo andati a saccheggiarli, oggi non sarebbero in condizioni di povert໫Li abbiamo colonizzati, schiavizzati, abbiamo depredato le risorse e ce ne siamo andati lasciandoli morire di fame».

Concetti simili, tutti giusti nel merito, ma sbagliati in quanto riferiti ad una epoca coloniale che parrebbe appartenga al passato e terminata con il ritiro delle truppe.  Il colonialismo non è finito. Si è semplicemente trasformato.
Se in passato i governi europei imponevano i loro interessi con la forza delle armi, e con l’occupazione militare, oggi non ne hanno più bisogno. Dopo decenni di colonizzazione, gli europei hanno
«creato» una classe dirigente fedele ai loro interessi più che alla popolazione, e gli hanno consegnato le nazioni. In parole povere, governi fantoccio. Filo-guidati dall'ex colonizzatore, che «ufficialmente» si è ritirato, ma continua ad influire nelle scelte delle ex colonie, favorendo gli interessi non della propria nazione, bensì delle lobby della propria nazione. I pochi governanti che hanno cercato di cambiare questo stato di cose, come Thomas Sankara, sono stati assassinati o destituiti, anche con colpi di stato. In alcuni casi, per acquisire il controllo delle nazioni sono stati concessi significativi prestiti, che sono finiti nelle casse dei dittatori, non certo a beneficio delle popolazioni, pur quanto indebitare un popolo non è mai qualcosa di positivo. Infatti i debiti lievitano, e rendono la nazione succube dei creditori, con il beneplacito dei governanti burattini di turno che pensano solo ad arricchire le loro famiglie.
Grazie a governi corrotti, a dittatori autoritari disposti a tutto per i propri personali interessi, le risorse naturali vengono sfruttate dalle lobby straniere, che in cambio lasciano tanto inquinamento e qualche briciola. In Africa si sono insediate industrie inquinanti, e sovente vengono smaltiti i rifiuti più inquinanti provenienti dall’ Europa.  È facile dire 
«devono stare a casa loro» ed altri simili slogan, dopo che siamo stati noi (arabi, europei, americani) per primi ad andare a casa loro. E se questa gente oggi è costretta a scappare dalle loro terre, è per colpa nostra. Di quello che abbiamo fatto e di quello che stiamo continuando a fare. I popoli europei hanno portato morte e distruzione in tutto il mondo. Abbiamo «scoperto le americhe», trucidando senza pietà cento milioni di indiani nativi solo nelle terre che oggi conosciamo come Stati Uniti d’America (gli USA) per non parlare di quello che abbiamo combinato anche in sud America, dove oltre a schiavizzare i popoli locali, e spogliandoli non solo dei loro beni, ma della dignità di uomini. Sono stati deportati in Sud America oltre 10.000.000 di schiavi provenienti dall’Africa, persone che venivano catturate e vendute come schiavi, che venivano private della libertà e costrette a lavorare duramente, in cambio di una ciotola di riso. Vivevano incatenati, il padrone poteva infliggere loro qualsiasi punizione, e solo in alcuni luoghi l’uccisione di uno schiavo era considerato un reato. La stessa sorte, anzi forse peggiore, capitava alle schiave, abusate come potete immaginare, in tutti i sensi.  Pochi sanno che la schiavitù fu avallata e autorizzata dalla Chiesa, tramite un’apposita bolla papale. Di seguito riporto brevemente come la Chiesa operò riguardo la tratta atlantica degli schiavi:
Il 16 giugno 1452 papa Niccolò V aveva scritto la bolla Dum Diversas, indirizzata al re del Portogallo Alfonso V, in cui riconosceva al re portoghese le nuove conquiste territoriali, lo autorizzava ad attaccare, conquistare e soggiogare i saraceni, i pagani e altri nemici della fede, a catturare i loro beni e le loro terre, a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al re del Portogallo e ai suoi successori. Questo documento, con altri di simile tenore, venne usato per giustificare lo schiavismo. Spesso si leggono articoli sull'inquisizione, sulle crociate, sulla
«caccia alle streghe» che costò la vita a migliaia di donne, ma difficilmente qualcuno ricorda il ruolo e le responsabilità della Chiesa sulla tratta degli schiavi.
La cosa
«bella», per così dire, che fa capire come funzionano le cose, e come i carnefici manipolino le masse, è che oggi, le popolazioni del Sud America, ed in particolare in Brasile, dove sono stati deportati milioni di schiavi dall'Africa, con l’avallo del Vaticano, la religione ufficiale, seguita dalla maggioranza delle persone, è proprio quella cattolica. Milioni di persone discendenti di schiavi seguono e ubbidiscono alla stessa chiesa che ha autorizzato la tratta degli schiavi, imponendo la religione in questione a popolazioni che non la conoscevano.

Il 16 giugno 1452 papa Niccolò V aveva scritto la bolla Dum Diversas. Questo documento, con altri di simile tenore, venne usato per giustificare lo schiavismo.

La tratta degli schiavi è una delle pagine più buie e grigie della storia dell’umanità, ma è caduta nel dimenticatoio.
Per secoli e da secoli gli arabi, poi gli europei (ed in seguito i loro discendenti statunitensi) sfruttano e piegano ai loro interessi il mondo intero.  Se in Sud America ed in Africa fanno la fame, è grazie ai nostri governi. Non solo a quelli responsabili della tratta degli schiavi e del colonialismo, ma anche dei più recenti, che hanno favorito l’ascesa e vanno a braccetto con sanguinari dittatori, pronti a svendere le risorse naturali del proprio paese in cambio di ricchezza personale, sacrificando milioni di esseri umani.  L’unico governante africano che ha provato a conseguire gli interessi del proprio popolo, fu Thomas Sankara, che ovviamente fu fatto uccidere. Sankara pur con pochi mezzi, riuscì a risollevare le condizioni del Burkina Faso. Riuscì a garantire un piatto di riso a tutta la popolazione. Dopo il suo assassinio, il Burkina Faso è tornato a fare la fame.

Thomas Sankara | Il Presidente del Burkina Faso che osò sfidare i Poteri forti del mondo

Purtroppo a scuola ci insegnano quello che gli pare, quello che fa comodo al potere e alla élite. Ci sono tragedie che vengono ricordate solennemente tutti gli anni, come l’olocausto ebraico, e altre che non trovano menzione nella storia, come il genocidio armeno, la tratta degli schiavi. Quest’ultima pagina di storia viene insegnata molto blandamente ed in modo sfumato, distante, come se fosse una novella e non storia. Non ci sensibilizzano, non ci fanno capire cosa abbiamo combinato. Le atrocità indicibili che abbiamo commesso.  Abbiamo distrutto la vita a milioni di persone, rendendo impossibile il loro futuro, e pretendiamo che se ne stiano li a morire di fame, mentre le nostre multinazionali saccheggiano quello che gli è rimasto, lasciando un 5-10% degli utili alla famiglia del despota di turno, e portando in occidente il resto. Al massimo le popolazioni locali possono lavorare duramente nelle raffinerie nigeriane, nelle miniere, nella raccolta dei diamanti o nell'estrazione dell’oro, per una paga spesso non superiore ai 3-4 dollari al giorno.  Vedo persone che si lamentano della crisi, quando questa per loro significa dover rinunciare ad una cena al mese, cambiare cellulare una volta all'anno e non ogni sei mesi, fare le vacanze un po’ più modeste del solito, che poi inveiscono contro coloro a cui è stato tolto tutto.
Ognuno pensa al proprio orticello, se il vicino di casa viene calpestato non ci riguarda, importante è che non tocchi a noi. Ecco come ragiona la maggioranza delle persone. Pronte a difendere i propri privilegi con le unghie e con i denti, e menefreghisti totali per ciò che riguarda gli altri. 
Certamente la soluzione non è nella migrazione di massa dei popoli africani verso l’Europa, ma questa è l’unica possibilità che intravedono queste popolazioni vessate. I governi occidentali avevano promesso di devolvere una piccola percentuale del proprio PIL al contrasto della fame nel mondo, avevano promesso – negli anni 70′-80′ – che entro il 2000 avrebbero debellato la fame nel mondo. Invece la fame nel mondo e la miseria sono aumentate. E stanno sbarcando anche in Europa.
L’errore che commettono gli europei, è pensare che a loro non sarà mai fatto ciò che è stato fatto ad altre popolazioni, come se per i poteri forti un cittadino con passaporto italiano o francese o canadese, fosse più importante di un iracheno, un libico o un afghano. A queste persone stanno a cuore solo i propri interessi, e nulla più.
Fino a qualche decennio fa, per poter fare quello che gli pare all'estero, i poteri forti avevano la necessità di godere del consenso dei loro popoli. Che in qualche modo, dovevano
«avallare» il loro operato. Le popolazioni occidentali stavano bene, vivevano abbastanza agiatamente, e se ne fregavano di cosa i lobbisti ed i loro governi facessero in colonie lontane migliaia di chilometri. Oggi l'élite dominante non ha più bisogno del nostro «consenso», non si deve più preoccupare di farci stare bene. Le logiche del potere e del controllo globale sono cambiate.  L’olocausto africano non è stato causato solo dagli occidentali (termine corretto visto che gli europei dell’est non hanno nessuna colpa) ma anche, come abbiamo accennato, dalle altre potenze del passato e del presente. Purtroppo ci si dimentica che i soli arabi sono stati responsabili di una tratta stimata tra i 10 e i 18 milioni di persone (vedi Zanguebar, il paese degli Zanj), ed anche gli africani furono forti schiavisti in particolare gli etiopi, d'altronde senza l’appoggio di africani era impossibile per gli europei addentrarsi nell'interno dell’Africa.
Anche adesso il neocolonialismo è fatto sia dalle potenze arabo-islamiche (Arabia Saudita su tutti) sia da India e Cina. Quest’ultima controlla praticamente l’economia di alcuni stati tra cui Angola e Zambia.

La schiavitù era già praticata nell’Arabia preislamica – ma poco se ne ne sa – e gli schiavi provenivano per la gran parte dall' Abissinia e dal Mozambico. Maometto stesso aveva degli schiavi.

Non va inoltre dimenticato che gli invasori europei hanno colonizzato l'Africa secondo il principio dettato dalla legge «Terra Nullius», un'espressione latina che deriva dal diritto romano che significa «Terra di Nessuno», e che viene utilizzata nel diritto internazionale per descrivere «... un territorio che non è mai stato soggetto alla sovranità di uno stato, o di un qualsiasi regnante sul quale abbia esplicitamente o implicitamente rinunciato alla sovranità. La sovranità sul territorio, che è "Terra Nullius" può essere acquisita attraverso l'occupazione».  Molte isole sono state acquisite in questo modo, quando è stato possibile macellare la piccola popolazione e facilmente dimostrare che la terra era vuota prima dell'arrivo di potenze coloniali.
Ma ben presto, le potenze coloniali furono nella difficoltà di trovare
«terreni appartenenti a nessuno».  L'Africa non è mai stata una Terra di Nessuno.  Di conseguenza, la legge «Terra Nullius» è stata modificata includendo «... la terra abitata da selvaggi e persone incivili». Ma anche in questo caso, il potere coloniale ha trovato difficoltà a dimostrare che l'Africa era una terra di selvaggi e popolata da persone incivili, incontrando invece, come incontrovertibilmente dimostrato, re e regni con grandi palazzi e norme politiche e sociali altamente sviluppate. In questa fase, il potere coloniale ha dovuto distruggere ogni segno di civiltà.  Da allora in poi, il potere coloniale ha speso un sacco di energie per distruggere e bruciare edifici storici e monumenti africani, per macellare l'élite africana di ingegneri, scienziati, artigiani, scrittori, filosofi, ecc.
Nel
«Musée d'Histoire Naturelle» di Parigi sono esposte 18.000 teste umane di persone uccise dalle truppe coloniali francesi e dai missionari. Tra le teste ci sono quelle di re africani e delle loro famiglie, di ingegneri africani, scrittori, ufficiali dell'esercito, capi spirituali, ma anche di uomini comuni, donne, bambini, tanto che ai francesi è sembrato strano, abbastanza esotico o interessante l'aver ucciso per arricchire il loro Museo di Storia Naturale in cui essi mostravano principalmente teschi di animali per rappresentare la bio-diversità e l'evoluzione.  La Francia non rimase sola nella competizione europea di decapitare il massimo della varietà di persone esotiche. I teschi e teste di molti africani sono stati trovati in musei e luoghi insoliti in giro per l'Europa. Un'altra conseguenza della legge «Terra Nullius» definita come una terra abitata da selvaggi, ha portato alla cattura di africani mostrati poi negli zoo e manifestazioni pubbliche in tutta Europa, per dimostrarne la condizione primitiva, l'inferiorità e la barbarie del popolo africano.

La tratta degli schiavi africani

Le stime variano da 10 a 25 milioni di africani morti sulle navi negriere in rotta dall'Africa alle Americhe.
Una vita di schiavitù attendeva coloro che sono sopravvissuti. Questo massiccio crimine contro l'umanità, consistente nell'asservimento e nella riduzione in schiavitù di decine di milioni di gli esseri umani, è solo una parte dell'Olocausto Africano.  Eppure si può setacciare il capitale dell'architettura commemorativa degli Stati Uniti d'America e trovare poche prove che l'olocausto razziale si sia effettivamente verificato.  A Washington DC si trova un monumento per commemorare l'Olocausto ebraico, ma nessuno per l'Olocausto africano.  Ma non sono solo i monumenti che dovrebbero ricordare i crimini contro le persone di colore.  Anche il Campidoglio Historical Society, non ha mai pubblicato nulla circa l'uso degli schiavi africani per la costruzione di Capitol Hill ed il Palazzo del Presidente che in seguito divenne noto come la Casa Bianca. Gli schiavi non sono stati pagati un centesimo, invece, il governo ha accettato di pagare i loro proprietari cinque dollari al mese per ogni schiavo.​ La cospirazione continua ancora oggi. Quando, nel 1993, un membro di colore del Congresso ha introdotto un disegno di legge che chiedeva all'America di riconoscere le ingiustizie e l'inumanità della schiavitù e la conseguente discriminazione contro i negri tra il 1619 e il 1865, ha visto il sostegno di solo 28 dei 435 membri della Camera dei rappresentanti, 18 dei quali erano negri. Questo nonostante il fatto che il disegno di legge chiedeva solo alla commissione di studiare gli effetti della schiavitù e la discriminazione razziale che ne seguì, e non per riparazioni di carattere economico.
Guardando l'Africa di oggi non si può credere che questo sia lo stesso continente, ritratto maestosamente negli scritti dei primi studiosi. Nel 1352, lo scrittore marocchino Ibn Battuta, studioso e grande viaggiatore del mondo, scriveva del Mali:
«Una delle buone caratteristiche del governo e del popolo del Mali è la mancanza di oppressione. Un'altra delle loro buone caratteristiche è la sicurezza, che abbraccia l'intero paese. Né il viaggiatore, né l'uomo che rimane a casa ha nulla da temere da un ladro o da un usurpatore».  L'Africa era in pace con se stessa e con il resto del mondo prima che arrivassero i mercanti di schiavi. La schiavitù ha devastato la terra e vecchi ricordi sono scomparsi e con loro i regni stabili sulla costa orientale dell'Africa, dove il leader era chiamato Waqlimi, un titolo dato ai re scelti per governare con equità. Non si parla ormai più della giraffa donata dal re di Malindi, oggi in Kenya, al re della Cina nel 1414, tanto che questa «mitica creatura» creò un entusiasmo tale da inviare nel 1417 un ambasciatore cinese a Malindi per i ringraziamenti. Pensate forse che quest'Africa avesse bisogno di insegnamenti circa la democrazia e la stabilità di un paese?

Verso il 1500, con l'arrivo degli occidentali, spariva la tranquillità dell'Africa. I portoghesi portarono solo morte e guerra su tutta la costa orientale dell'Africa. «Sembravano solo curiosi, ma mentre guardavano saccheggiavano. Hanno subito iniziato la deportazione in schiavitù degli africani. Molti sono stati catturati e (più tardi si è saputo) imbarcati sulle navi in attesa lungo la costa senza una destinazione a noi nota. Nessuno tra quelli che furono portati via è stato mai più rivisto», è rimasto scritto nei testi arabi e non dell'epoca. Ancor prima l'8 agosto 1444, una caravella portoghese di 600 tonnellate arrivò al porto di Algarve (a sud del Portogallo), scaricando quello che doveva essere il primo carico di esseri umani per l'Europa. 235 schiavi africani vivi, visti in un campo aperto. Non è dato sapere quanti furono quelli deceduti durante il tragitto e buttati a mare.
Il cronista portoghese Gomes de Eannes Zurara ha descritto la scena così:
«Qual'è il cuore che potrebbe essere così difficile da non essere trafitto da una sensazione peggiore di vedere quella compagnia? Alcuni hanno mantenuto le loro teste basse e le loro facce si sono bagnate di lacrime, guardandosi l'un sull'altro. Altri stavano gemendo molto dolorosamente, guardando all'altezza del cielo, fissando gli occhi su di esso, piangendo ad alta voce, come se chiedessero aiuto dal Padre della Natura, altri colpivano i loro volti con i palmi delle loro mani, gettandosi a piena lunghezza sul terreno, mentre altri emettevano solo lamenti»Come se non bastasse gli storici occidentali vorrebbero farci credere che tutti i leader africani avessero accettato il commercio degli schiavi e non protestassero mai il furto del loro popolo.
Il re Alfonso del regno del Congo (attuali stati dell’Angola e della Repubblica Democratica del Congo), scrisse al re Joao del Portogallo nel 1526 sostenendo che i portoghesi assistevano i briganti del suo stato e illegalmente si preoccupavano di rapire le persone onde renderle schiave. I suoi sforzi per chiudere questo commercio si dimostrarono inutili e ancora una volta il re Alfonso fu costretto a cedere e alla fine stabilì la fondazione di una commissione governativa per determinare la legalità di tutte le persone schiavizzate e vendute:
«Ogni giorno, i commercianti rapiscono il nostro popolo, i figli di questo paese, i figli dei nostri nobili e dei vassalli, persino le persone della nostra stessa famiglia: questa corruzione e la depravazione è così diffusa che la nostra terra è completamente spopolata: è nostro desiderio che questo regno non sia un luogo per il commercio o il trasporto di schiavi». Gli stessi nipoti di Re Alfonso furono catturati mentre si recavano in Portogallo per l'istruzione religiosa e portati in schiavitù in Brasile. In risposta alla lettera di Re Alfonso, Joao del Portogallo scrisse: «Mi dici che non vuoi fare scambi di schiavi nei tuoi domini, perché questo commercio sta spopolando il tuo paese, mentre i portoghesi, al contrario, mi dicono quanto è vasto il Congo e come sia popolato tanto che sembra che nessuno schiavo lo abbia mai lasciato». Il Re Alfonso riteneva che il commercio degli schiavi dovesse essere soggetto alle leggi del Congo e non a quelle del Portogallo.​​​​​​​​​​​

Al fine di comprendere le radici culturali che hanno consentito  la nascita della danza jazz e che hanno portato successivamente all' evoluzione del Free Step, dobbiamo fare un salto nel passato, durante il periodo del colonialismo europeo nelle Americhe. La storia del jazz nasce e si mescola con quella della vergognosa tratta degli schiavi d’Africa. Spinti da un’enorme curiosità legata ai cammini percorsi dai ritmi africani fuori dall’Africa stessa, abbiamo effettuato una ricerca sulle origini delle varie comunità di discendenza africana in Brasile  e preso spunto dagli studi esistenti sui flussi relativi alla tratta degli schiavi.  La storia afroamericana si fa risalire al 1619 quando una nave da guerra olandese portò a Jamestown, nella Virginia, i primi venti neri. Costoro, come risulta da alcuni documenti di quell'epoca, non erano ancora schiavi ma con ogni probabilità semplici servitori come riferisce nei suoi studi il saggista Rayford W. Logan. Solamente nel secolo precedente i neri furono partecipi alle prime esplorazioni degli spagnoli in quei territori che si fanno oggi corrispondere agli attuali Stati Uniti, come Estebanico che, dal 1528 al 1534, fu compagno di viaggio, dal Texas al Nuovo Messico, di Cabeza de Vaca e che divenne la guida della spedizione di Marcos de Niza nel 1539 dalla zona messicana al Texas e al nuovo Messico.  

Disegno di donne condotte in schiavitù dell' Africa Centrale nel 1895.

Disegno di donne condotte in schiavitù dell' Africa Centrale nel 1895.

(World History  Archive (https://worldhistoryarchive.co.uk)

Disegno di E. W. Kemble -  Schiavi africani  catturati da negrieri africani lungo il bacino del fiume Congo e trasportati in canoa - 
Page 833, The Century Magazine 39 (April 1890)

Subito dopo la scoperta delle Americhe, dal XVI al XIX secolo, iniziava la tratta atlantica degli schiavi africani. Le grandi potenze europee come il Portogallo, la Gran Bretagna, la Spagna, la Francia, la Danimarca e l' Olanda, cominciavano a colonizzare il Nuovo Mondo, inseguendo un sogno: il mito di una terra promessa in cui poter rifondare civiltà e leggi umane. Queste nazioni, piene di speranze e illusioni, non sapevano di portare dentro di sé il malessere e le debolezze di una civiltà vecchia e stanca. Gli indigeni americani erano considerati inadatti al duro lavoro delle piantagioni e delle miniere. I neri dell'Africa invece erano considerati più robusti e resistenti alla fatica. Divenne allora necessario agli europei colonizzatori importare in America manodopera a basso costo per impiegarli nelle piantagioni di cotone e di tabacco.

Un testimone che vide gli orrori della schiavitù dei negrieri africani mentre si trovava in Africa Centrale, fu il medico missionario David Livingstone, che nel 1866 scrisse nel suo diario: «Oggi abbiamo incontrato un uomo morto per fame. . . Uno dei nostri uomini in perlustrazione trovò un certo numero di schiavi con bastoni da schiavo legati al collo, abbandonati dal padrone per mancanza di cibo; essi erano troppo deboli per poter parlare o dire da dove venivano; alcuni erano piuttosto giovani (pagina 62)».

Disegno eseguito da Livingstone - Schiavi abbandonati dai negrieri per mancanza di cibo -

 Africa Centrale, 27 giugno 1866

La Tratta Atlantica degli schiavi africani durante i 300 anni di schiavitù

 "Negres a fond de calle" di  Johann Moritz Rugendas - 1830

Schiavi africani caricati su una nave negriera, 1861

Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servitori bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi l'afroamericano, dott. Rayford Logan:  «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico»

26 maggio 1835 -
Una fattura con il costo singolo di ogni schiavo in dollari americani.

«Una fattura di dieci negri in questo giorno a John B. Williamson da George Kremer la cui lista dei nomi è la seguente:»

Africani catturati lungo il fiume Congo e portati sulla costa per essere venduti ai negrieri europei

(o Nigeria, 1853 o Liberia / Sierra Leone, 1840)

Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servi bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi Rayford Logan:  «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico»

A partire dalla fine del XVII secolo, nella Virginia, il numero di coloro che arrivavano dall'Africa erano aumentati a velocità incredibile tanto che i padroni iniziarono a preoccuparsi delle numerose rivolte che avvenivano. Così a decisione dell'assemblea coloniale venne, per necessità, adottato un codice schiavista molto rigido che riduceva all'estremo la libertà di movimento degli schiavi ai quali venivano spesso inflitte gravi pene anche per piccoli reati e vennero esclusi tutti i diritti penalie quelli civili. Alla vigilia della Rivoluzione Americana, il numero degli schiavi era a tal punto aumentato che costituiva più del 30% della popolazione non solo in Virginia ma anche nelle altre colonie la schiavitù, cresciuta sino all'epoca della rivoluzione, fece temere il pericolo delle rivolte e quindi portò a rendere più severi i codici schiavisti.

Georgia, 1860 -  Un’intera famiglia di schiavi destinata a lavorare in un campo di cotone, bimbi compresi.

Cinque anni prima dell’abolizione della schiavitù

Disegno di schiavi in una piantagione del sud che raccolgono il cotone

Ciò accadde soprattutto in quelle colonie del Sud, come il Delaware, il Maryland, la Carolina del Sud e la Georgia, dove gli schiavi erano assai numerosi e raggiungevano un rapporto con i bianchi di due a uno. Nelle colonie del Nord, come nella Carolina del Nord, dove il numero degli schiavi era minore e notevole l'influenza dei Quaccheri, le tensioni erano meno forti e di conseguenza meno severe le regole della schiavitù. Le colonie del Nord, più che altro dedite al commercio, avevano meno bisogno del lavoro degli schiavi che era invece assai richiesto dalle colonie del Sud ricche di piantagioni. Come riferisce Rayford Logan: «Alla vigilia della Rivoluzione Americana la percentuale di schiavi andava da poco meno dell'uno per cento nel New Hampshire a circa l'undici per cento a New York» facendo sì che anche questa colonia adottasse un codice penale simile a quelli in vigore nel Sud che durò per quasi tutta la prima metà del Settecento, fino a quando le rivolte avvenute nella città di New York nel 1712 e nel 1741 fecero diminuire il numero degli schiavi importati e aumentare i lavoratori bianchi.

Schiavi impegnati nella raccolta del cotone in Brasile tra il  XVI e il XIX secolo

Le condizioni di vita degli schiavi negli Stati Uniti d'America erano pessime, caratterizzate da brutalità dei padroni, degradazione e disumanità. Le frustate per insubordinazione, le esecuzioni e gli stupri erano all'ordine del giorno, fatta eccezione per quei pochi schiavi che erano specializzati in lavori di grande rilievo come i medici che curavano i bianchi. Trattamenti migliori durante il lavoro erano riservati anche agli schiavi in affitto, poiché non di diretta proprietà dei coltivatori. L'istruzione gli veniva generalmente negata, per impedire l'emanicipazione intellettuale che avrebbe potuto instillare negli schiavi l'idea di fuga o di ribellione. Le cure mediche di solito erano somministrate dagli stessi schiavi, che avevano conoscenze mediche o possedevano nozioni di medicina tradizionale importata dall'Africa, oppure erano i famigliari dei padroni ad occuparsene. In alcuni stati le funzioni religiose erano vietate, per impedire che gli schiavi in gruppo potessero organizzarsi, preparando una ribellione. Secondo quanto scrivono gli storici David Brion Davis e Eugene Genovese, vincitori di numerosi riconoscimenti per il loro lavoro sulla schiavitù, il trattamento degli schiavi era duro e disumano. Mentre camminavano in pubblico o durante il lavoro, potevano essere fatti oggetto di violenza gratuita da chiunque, senza che questo fosse vietato. Davis scrive che lo schiavismo delle piantagioni era considerato come un capitale sociale, e che: «Non dobbiamo mai dimenticare che questo  «capitale sociale» nel profondo sud era essenzialmente governato con il terrore. Anche il più umano degli schiavisti sapeva che solo con la violenza si poteva costringere masse di braccianti a lavorare dall'alba al tramonto con disciplina, che oggi potrebbe essere vista come «regolare addestramento dell'esercito». Le frequenti fustigazioni pubbliche ricordavano agli schiavi quali pene spettavano per inefficienza sul lavoro, condotta disordinata e il rifiuto di accettare l'autorità superiore» (Cit. degli storici Davis Brion e Eugene Genovese)Le punizioni per gli schiavi insubordinati erano fisiche, come frustate, bruciature, mutilazioni, marchiatura a fuoco, detenzione e impiccagione. Talvolta le punizioni erano elargite senza un motivo preciso, ma solo per rinnovare la posizione dominante dei padroni.

Le punizioni inflitte agli schiavi erano all' ordine del giorno  in Brasile - 

Johann Moritz Rugendas 

Gli schiavisti negli USA spesso abusavano sessualmente delle schiave, e le donne che opponevano resistenza erano solitamente uccise. L'abuso sessuale era parzialmente radicato nella cultura degli Stati del sud, nei quali la donna, indipendentemente dal fatto che fosse bianca o nera, era comunque considerata come proprietà o oggetto. Per preservare la «razza pura» erano severamente vietati rapporti sessuali tra donne bianche e uomini neri, ma ironicamente lo stesso divieto non era previsto per i rapporti tra uomini bianchi e donne nere. Nel 1850 una pubblicazione istruiva gli schiavisti su come produrre lo «schiavo ideale», attraverso 5 regole che i padroni avrebbero dovuto utilizzare per limitare al massimo i rischi e massimizzare il rendimento sul lavoro.

  1. Mantenere una ferrea disciplina e una sottomissione incondizionata.

  2. Instillare nello schiavo un senso personale di inferiorità, in modo che conoscesse quale fosse «il suo posto».

  3. Incutere timore nelle menti degli schiavi.

  4. Istruire i servitori affinché prestassero interesse agli affari del padrone.

  5. Assicurarsi che gli schiavi fossero privi di cultura, di aiuto e fortemente dipendenti, privandoli di istruzione e divertimenti.

Schiavi in un cantiere di caffè. Vale do Paraiba, San Paolo, (Brasile) - 1882

Il trattamento degli schiavi tendeva ad essere più duro nelle grandi coltivazioni, dove i servitori erano alla mercé dei supervisori senza la presenza del padrone, a differenza delle piccole piantagioni dove il rapporto più stretto tra schiavista e manodopera solitamente permetteva trattamenti più umani.  Gli schiavisti avevano il timore che i servitori potessero organizzare rivolte o tentassero di scappare. Molti padroni tentarono di ridurre i rischi minimizzando l'esposizione degli schiavi al mondo esterno limitandolo alle coltivazioni e i luoghi di lavoro. Il farli vivere costantemente in cattività li avrebbe privati dell'aspirazione alla libertà, effettuando su di essi al contempo una pressione psicologica tale che avrebbe annichilito le loro facoltà mentali. L'istruzione degli schiavi era spesso negata, poiché si aveva timore che la conoscenza, e in particolare il saper leggere e scrivere, avrebbe potuto fornire ai servitori una cultura del mondo esterno tale da instillare sintomi di ribellione. Nella metà del XIX secolo gli stati schiavisti resero illegale l'istruzione degli schiavi, come ad esempio in Virginia, dove una legge del 1841 disponeva che chi contravveniva a tale reato era punito con venti frustate se schiavo, mentre all'insegnante era elevata una multa pari a 100 sterline. 

Una foto del 1875 a Rio de Janeiro mostra delle donne venditrici ambulanti chiamate «quitandeiras»

Una foto del 1875 a Rio de Janeiro mostra delle donne venditrici ambulanti chiamate «quitandeiras», note anche come «schiave che guadagnano». Una parte dei profitti verrà data ai loro padroni.
(Istituto Marc Ferrez / Moreira Salles)

Il trattamento degli schiavi tendeva ad essere più duro nelle grandi coltivazioni, dove i servitori erano alla mercé dei supervisori senza la presenza del padrone, a differenza delle piccole piantagioni dove il rapporto più stretto tra schiavista e manodopera solitamente permetteva trattamenti più umani.  Gli schiavisti avevano il timore che i servitori potessero organizzare rivolte o tentassero di scappare. Molti padroni tentarono di ridurre i rischi minimizzando l'esposizione degli schiavi al mondo esterno limitandolo alle coltivazioni e i luoghi di lavoro. Il farli vivere costantemente in cattività li avrebbe privati dell'aspirazione alla libertà, effettuando su di essi al contempo una pressione psicologica tale che avrebbe annichilito le loro facoltà mentali. L'istruzione degli schiavi era spesso negata, poiché si aveva timore che la conoscenza, e in particolare il saper leggere e scrivere, avrebbe potuto fornire ai servitori una cultura del mondo esterno tale da instillare sintomi di ribellione. Nella metà del XIX secolo gli stati schiavisti resero illegale l'istruzione degli schiavi, come ad esempio in Virginia, dove una legge del 1841 disponeva che chi contravveniva a tale reato era punito con venti frustate se schiavo, mentre all'insegnante era elevata una multa pari a 100 sterline. Nella Carolina del Nord le pene erano più severe, 39 frustate per gli schiavi e 250 dollari per gli insegnanti. Nel Kentucky l'istruzione non era illegale, ma era comunque inesistente. Nel Missouri al contrario alcuni schiavisti permisero ai loro servitori di accedere all'istruzione, talvolta esortandoli a provvedere essi stessi alla propria formazione letteraria. Nel 1840, a seguito della rivolta di Stono, il Maryland ratificò alcune leggi che regolavano le ore di lavoro per gli schiavi, ponendo un limite di 15 ore al giorno d'estate e 14 ore in inverno, mentre veniva fatto divieto di farli lavorare di domenica. Qualcuno sostiene però che tali leggi apparentemente compassionevoli erano solo dettate dal timore di nuove rivolte, un tentativo di pacificare il malcontento crescente nella popolazione di schiavi. Le cure sanitarie che venivano sottoposte agli schiavi presentano dati discordanti. Alcuni storici concludono che le cure erano identiche a quelle a cui avevano accesso i bianchi, poiché gli schiavisti volevano preservare il valore delle loro «proprietà», altri storici giungono invece alla conclusione che i trattamenti medici fossero scarsi e negligenti, altri ancora invece supportano l'idea che gli schiavisti non si curassero affatto delle condizioni di salute dei propri schiavi, ma che questi provvedevano autonomamente alle proprie cure. Secondo alcuni storici in tutto il sud coesistevano contemporaneamente due sistemi sanitari distinti, uno per i bianchi e uno per gli schiavi, con i secondi costretti a trattamenti medici scarsi. Ai neri veniva negato l'ingresso nelle scuole di medicina, per contro però solo i neri potevano prestare cure sanitarie ai loro simili, e questo sistema è rimasto in uso fino alla definitiva abolizione della schiavitù con il proclama di emancipazione di Lincoln. I medici neri avevano ruolo attivo nel trattamento sanitario delle comunità afroamericane in Virginia, ma solo nella misura in cui una legge del 1748 gli permetteva, che impediva loro di insegnare ad altri tali pratiche. Le cure mediche nelle comunità di schiavi erano generalmente prestate da altri servitori, oppure dagli stessi schiavisti e i loro famigliari, e raramente veniva chiamato un medico esterno. Le donne, bianche e nere, in particolare, erano quelle che maggiormente si prendevano cura del malato. Alcuni schiavi possedevano conoscenze rudimentali di medicina, e le loro abilità nella preparazione di rimedi erboristici o nella pratica di ostetricia veniva usata sia per i bianchi che per i neri nella casa padronale. La scarsa qualità delle cure mediche offerte dagli schiavisti contribuì alla sopravvivenza di alcune pratiche tipiche dell'Africa, che gli schiavi utilizzavano per cercare di curarsi a vicenda. Nel Missouri gli schiavisti solitamente provvedevano in maniera adeguata alle cure mediche, alcuni per umanità, ma principalmente per mantenere la produttività degli schiavi e per proteggere i propri investimenti.  Era pratica comune inoltre che i medici bianchi facessero esperimenti sugli schiavi senza che questi acconsentissero o fossero a conoscenza di tali esperimenti, e solitamente queste ricerche servivano per illustrare nelle pubblicazioni gli stati patologici di certe malattie.

I segni delle frustate sulla schiena di Gordon

I segni delle frustate sulla schiena di Gordon, schiavo ribelle che fuggì dalle piantagioni e andò a combattere per la libertà dei suoi fratelli. Gordon era fuggito nel marzo del 1863 dalla piantagione dei suoi padroni John e Bridget Lyons, possessori di 40 schiavi e parecchi ettari di terra in Louisiana. Certo è che quest’uomo, nato schiavo, si batté per se stesso e per i suoi fratelli e si guadagnò la propria libertà.

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