Il berimbao

Il berimbao (o berimbau o birimbao) è uno strumento musicale a corda percossa di origine africana, diffusosi in Brasile in seguito all'importazione degli schiavi africani durante il colonialismo. Oggi è parte della tradizione della musica latinoamericana, e in particolare della capoeira.  Questo strumento deve il suo nome al legno brasiliano denominato biriba, nome scientifico rollinia mucosa, con il quale veniva e viene tuttora prodotto. Il berimbao è retto con la mano sinistra in posizione verticale (con l'arco rivolto verso il corpo del suonatore) mentre la mano destra mantiene un caxixi e una bacchetta di legno (vareta o baqueta). Quest'ultima è usata per percuotere la corda (detta arame) del berimbao. Allontanando e avvicinando la zucca al corpo, il suonatore può amplificare o attutire il suono chiudendo o meno l'apertura della cabaça. Una moneta (detta dobrão) o una pietra levigata tenuta fra l'indice e il pollice della mano sinistra può essere accostata o meno alla corda in modo da variarne l'ampiezza di vibrazione e, quindi, cambiare il suono prodotto dallo strumento. Si possono distinguere tre tipi di berimbau, a seconda dell'altezza del suono prodotto: "viola", "medio" e "gunga", che producono rispettivamente un suono acuto, intermedio e grave. Quest'ultimo, generalmente il più grande dei tre, viene spesso considerato strumento "sacro".  Nella Capoeira il gunga può essere suonato solo da un musicista particolarmente importante (per esempio un maestro) o da chi ne riceva il permesso dal maestro. La capoeira è diffusa in tutto il Brasile, ma Bahia, lo Stato più "afro" del Paese, rappresenta la sua culla. Per le strade di Salvador, nel centro storico, il Pelourinho, impossibile non incontrare gruppi di capoeiristi intenti a "giocare" in una roda - il cerchio all'interno del quale ci si sfida in coppia - seguendo il ritmo degli strumenti musicali, in primis il berimbau (strumento a corda), e dei canti in portoghese che tramandano la storia della capoeira e quella della schiavitù, la saudade per la propria terra di origine.

Besouro Cordão de Ouro

Mestre Besouro Mangangà | In quanto allievo di un ex-schiavo e capoeirista, Besouro disprezzava la polizia e gli uomini bianchi. Questo suo disprezzo ed il suo coraggio erano tali da spingerlo ad affrontare i poliziotti o, se necessario, il suo datore di lavoro bianco anche da solo. Si dice che quest'ultimo, una volta, ritardò notevolmente nel pagamento del compenso di Besouro e quest'ultimo lo prese in disparte e si fece consegnare di forza quanto gli spettava. La sua grande abilità come capoeirista e le vicende in cui affrontò i poliziotti che cercavano di arrestarlo (fallendo in ogni occasione) originarono diversi racconti e storie sul suo conto. La leggenda vuole che gli stessi Orixas avessero dato in dono a Manuel un ciondolo d'oro (da cui originò l'apelido «Besouro Cordão de Ouro») le cui proprietà magiche consentivano a Besouro di avere il corpo fechado (corpo chiuso): le normali pallottole e le armi bianche non potevano ferire Besouro in alcun modo, ma solamente un coltello di ticùm (o tucùm, un legno nero considerato magico) avrebbe potuto penetrare il corpo fechado. Si credeva inoltre che Manuel fosse in grado di trasformarsi in coleottero (besouro, appunto) per fuggire dalle situazioni più difficoltose. Le circostanze della sua morte sono dibattute. La versione più diffusa vuole che un certo Dr. Zeca, proprietario terriero, voleva Besouro morto. Fece quindi chiamare quest'ultimo e l'incaricò di consegnare un biglietto ad un altro proprietario terriero, suo debitore. Besouro era analfabeta e non seppe quindi che sul biglietto c'era scritto che il debito sarebbe stato considerato estinto nel caso in cui lo stesso portatore del biglietto fosse morto. Il giorno dopo, con la scusa di dover consegnare la risposta a Dr. Zeca, il proprietario terriero convocò Besouro, che al suo arrivo trovò 40 soldati armati ad aspettarlo. Il colpo fatale gli fu inferto da un uomo conosciuto come Eusébio de Quibaca, che lo accoltellò alle spalle con un coltello di ticùm.

Durante gli anni '20, in Brasile, chiunque ballava o cantava la samba veniva arrestato immediatamente, perché il samba era legato alla cultura nera , che all'epoca era discriminata. Fu solo più tardi che venne considerato un simbolo nazionale, specialmente nei primi anni '40, durante l' amministrazione di Getúlio Vargas .

LA CAPOEIRA: UNA LOTTA DISSIMULATA NELLA DANZA

Le origini di questa forma di lotta sono ancora oggi poco chiare. Si pensa che siano il frutto della combinazione di diversi stili di combattimento, che venivano praticati nei paesi di cultura Bantu, ancora prima dell’arrivo dei portoghesi. Il video seguente mostra danze all' esposizione coloniale di Parigi nel 1931. Si vede un guerriero africano di etnia Bantù che si esibisce in eccezionali acrobazie. Le immagini inducono a pensare alla Capoeira. (Istituto Luce Cinecittà - https://www.youtube.com/channel/UCK5nqdvIHtjGEsCSR_eN4fQ)

La pratica della capoeira a partire dal 1814 venne vietata agli schiavi, assieme ad altre forme di espressione culturale, principalmente per impedirne l'aggregazione, anche se alcune fonti dicono che questa forma di arte marziale ha continuato ad esistere e svilupparsi considerando il fatto che sia sopravvissuta fino ai nostri giorni.

In Brasile, le prime testimonianze relative alla Capoeira risalgono alla prima metà del XVII secolo, e si basano sulle testimonianze di alcuni soldati che avevano l’incarico specifico di catturare gli schiavi fuggiti dalle piantagioni. Si racconta che questi schiavi nel tentativo estremo di fuggire alla cattura, affrontassero i soldati a mani nude praticando uno stile di lotta molto particolare fatto di calci e testate. Il mito diffuso è che la Capoeira fosse un modo per gli schiavi di allenarsi a combattere dissimulando, agli occhi dei carcerieri, la lotta con la danza. Questo può essere vero solo per uno stadio molto primitivo del suo sviluppo, perché in realtà la pratica della Capoeira a partire dal 1814 venne vietata agli schiavi, assieme ad altre forme di espressione culturale, principalmente per impedirne l'aggregazione, anche se alcune fonti dicono che questa forma di arte marziale ha continuato ad esistere e svilupparsi considerando il fatto che sia sopravvissuta fino ai nostri giorni.

Donna che suona il berimbau

Oggi, accompagnati al suono del berimbau e di percussioni come il pandeiro, l’atabaque e l’agogò, i capoeristas si fronteggiano al centro delle «rodas» cominciando l’esibizione con un inchino in onore del berimbau, che è lo strumento principe che comanda e detta i tempi del «jogo».  Il berimbau è uno strumento a percussione a corda singola, un arco musicale, proveniente dal Brasile. Originariamente dall'Africa, dove riceve diversi nomi, il berimbau è stato infine incorporato nella pratica della capoeira, arte marziale afro-brasiliana, il berimbau (l'anima della capoeira) guida il movimento dei capoeiristi nella roda - più velocemente il berimbau viene suonato più velocemente il capoeirista si muove nel gioco. Lo strumento è anche parte della tradizione di Candomblé de caboclo. I riti e le credenze sopravvivono come la più innocente forma di divertimento: la danza e i canti.  I capoeiristi formano un grande cerchio, suonano le percussioni e incitano cantando i lottatori che a due a due si confrontano con una tecnica unica e affascinante, per molti versi simile a una danza.

La Capoeira si formò in un contesto particolare, dove per necessità si assolsero molteplici funzioni in un'unica forma di "socializzazione": incontrarsi, raccogliersi ritualmente, fare musica, cantare, danzare, sfogarsi, risolvere regolamenti di conti. La ginga è il passo base della capoeira, l'elemento unificante tra i colpi di attacco, le schivate difensive e gli elementi puramente acrobatici. Il nome «Ginga» al passo base della capoeira  gli fu data in memoria di Nzinga Mbandi: l’indomita Regina Angolana che contrastò i coloni Portoghesi. 

Due capoeristi nell'arte del gioco della Capoeira

La Capoeira si formò in un contesto particolare, dove per necessità si assolsero molteplici funzioni in un'unica forma di "socializzazione": incontrarsi, raccogliersi ritualmente, fare musica, cantare, danzare, sfogarsi, risolvere regolamenti di conti. La Roda di Capoeira è patrimonio dell’umanità. Il 26 novembre 2014, l'Unesco ha inserito l'arte marziale a metà tra danza e lotta fra i patrimoni immateriali. L' Unesco ha riconosciuto nella capoeira una celebrazione che nasce dalla resistenza contro ogni forma di oppresione. La roda è uno spazio rituale che fornisce un senso di compagnia e di identità di una comunità in continua espansione in Brasile e altrove. L’idea è quella che la capoeria deve diventare un mezzo di resistenza e promuovere il dialogo tra diverse etnie, classi sociali, e nazionalità.

Pelè durante un allenamento di capoeira

Pelè, simbolo della rivalutazione della ginga (nome che proviene dal passo base della capoeira), delle sue umili tradizioni e della sua spettacolarità. Discendente dagli schiavi africani, arrivò a conquistare il mondo: impresa in cui molti gladiatori e guerrieri non riuscirono, ce la fece un ragazzo di appena 17 anni con un pallone in mano e tanta voglia di divertirsi.  Se il pallone è, senza dubbio, la passione del Brasile, è la capoeira a raccontare la storia di questo Paese lungo i secoli, a ripercorrere e simboleggiare - con il suo intreccio inscindibile di lotta, acrobazie, canti e musica - il lungo cammino di una Nazione segnato dalla colonizzazione portoghese. Purtroppo in Brasile è un luogo comune circoscrivere l’ influenza della cultura africana in alcune città come ad esempio la città di Bahia, oppure alle sue classiche rappresentazioni quali il samba o la capoeira.  Bisogna fare uno sforzo per andare più in profondità nelle cose, e proprio per questo ammiro molto chi finalmente va nella direzione giusta, per uscire dai classici cliché, cercando di smuovere le coscienze politiche di chi vorrebbero un Brasile «bianco», con qualche riserva indigena ad uso turistico solo per il folklore afro da usare nelle occasioni di festa. Ci opporremo a qualsiasi forma di razzismo e di discriminazioni, non solo in Brasile ma in tutto il mondo! Ordine e Progresso? Si! Però insieme al popolo afroamericano.

Tra i capoereisti che hanno maggiormente lasciato un segno indelebile nella coscienza del popolo afroamericano va di certo ricordato Besauro.  Besouro Mangangà è diventato un personaggio leggendario, molto famoso tra i capoeiristi. Ancora oggi, nello stato di Bahia in Brasile rappresenta il coraggio e la lotta dei deboli contro l'oppressione.  Manuel, figlio di João Grosso e Maria Haifa, imparò la capoeira dal maestro Tio Alípio, un ex-schiavo di Santo Amaro da Purificação. Il suo apelido era Besouro, coleottero simile al cervo volante. Anche se la schiavitù fu vietata in Brasile nel 1888, la «razza negra» era comunque considerata inferiore ed il governo brasiliano, nel tentativo di reprimere la cultura negra, tra le varie discriminazioni vietò la capoeira per legge. Nell'articolo 402 del Codice penale brasiliano del 1890 si legge: «Fazer nas ruas e praças públicas exercícios de agilidade e destreza corporal conhecidos pela denominação capoeiragem será o autuado punido com dois a seis meses de prisão» (Traduzione: Eseguire in strada e nelle pubbliche piazze esercizi di agilità e destrezza corporale conosciute con la denominazione capoeiragem sarà punito con una pena da due a sei mesi di prigione). 

Il tradizionale stile musicale afro-brasiliano è associato al Samba e alla Capoeira, e viene eseguito da un gruppo di strumenti, tra cui il tamburello , il tamburo , il berimbau (strumento a corde dell’ Angola ), il viola e alcuni sonagli (come maracas), ma soprattutto accompagnato da canti e grida. 

IL SAMBA DE RODA

"Il Samba de Roda" nel Saubara - Lo spirito del Samba (1982)

Il «Samba de Roda» è una tradizione coreografica-poetico-musicale, e questo fa parte del complesso sistema di conoscenze nello stato di Bahia. Nel 2005, il «Samba de Roda» è stato registrato al patrimonio immateriale di IPHAN (Istituto dei beni storici e artistici nazionali). Oggi, nella regione del Recôncavo e in tutto lo stato di Baiha, ci sono gruppi e associazioni culturali che cercano di mantenere vivo il «Samba de Roda». La scuola Sons of Bimba di Capoeira in Brasile e tutti gli altri centri del mondo cercano di salvaguardare il «Samba de Roda» e la tradizione e di preservare l'insegnamento per evitare l'estinzione. Il «Samba de Roda» in origine era una danza della fertilità che si ballava in Angola. La parola samba, infatti, in lingua bantu definisce l’ancheggio del bacino. E approda in Sud America con gli africani che vengono portati in schiavitù per lavorare nelle piantagioni brasiliane di canna da zucchero. All’inizio il «Samba de Roda» si afferma nelle zone rurali e in seguito in città, come il ritmo del candomblé, una liturgia ibrida, frutto della fusione tra cattolicesimo e riti religiosi africani. Poi perde gradualmente questo suo carattere religioso per trasformarsi in un genere ballabile, molto praticato dalla gente più povera. Tanto che, a partire dalla fine dell’800, diventa una sorta di vessillo che la popolazione brasiliana di colore usa per affermare la propria identità culturale. In questo senso si può dire che il «Samba de Roda» segue lo stesso itinerario del blues prima e del jazz poi che erano nati come forma di libertà d’espressione dei neri. Durante la «Roda de Capoeira» era facile assistere alla danza  «Samba de Roda», una danza con un forte legame con il Candomblé, la religione politeista di origine africana sviluppata in Brasile. Il «Samba de Roda» era una variante della musica samba di tipo più tradizionale, originaria dello stato brasiliano di Bahia, probabilmente nel 19 ° secolo. Questa danza iniziò intorno al 1860, come manifestazione della cultura degli africani arrivati ​​in Brasile. Secondo una ricerca storica il «Samba de Roda» è stata una delle basi per la formazione del samba odierno. 

Ballerini che si cimentano nel Samba de Roda

Il «Samba de Roda» combina musica, danza e poesia. È la radice del samba che tutti conoscono oggi, una delle danze più popolari del Brasile. L'origine del termine, la maggior parte delle espressioni culturali in Brasile è controversa e indica origini ibride. Si dice che i portoghesi quando attraccarono in Brasile fossero stati accolti dalle popolazioni indigene con il «Samba de Roda», che nella lingua indigena significa «cerchio della danza» e gli amerindi celebravano e ballavano in questo modo in quasi tutte le cerimonie religiose delle loro tribù. Più tardi, con l'importazione di schiavi africani arrivò il «semba» che conferì l'aspetto di danza tipica africana. Presente in tutto lo stato di Bahia, è particolarmente forte nella regione del Recôncavo, una striscia di terra che si estende dietro la baia di tutti i santi, e che dal XVII secolo ha ricevuto un grande contingente di schiavi neri portati dall'Africa per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Il «Samba de Roda» è profondamente legato alle tradizioni africane modificata però dai loro discendenti gli afro-brasiliani, con elementi della cultura portoghese, come le forme di linguaggio e la poesia in particolare.

«Samba de Roda»  nel Recôncavo di Bahia

Oggi il «Samba de Roda» di Recôncavo si presenta in molte varianti come il samba chula, il samba corrido, il barravento, che si combinano con le attività quotidiane, il calendario religioso e le feste popolari. Sebbene sia adattato per corrispondere a nuovi ambienti in Brasile, il «Samba de Roda» è ancora in parte costituito dai discendenti degli schiavi. Il «Samba de Roda» è così chiamato perché i partecipanti formano un cerchio, mentre gli uomini suonano strumenti a percussione e cantano, le donne a turno ballano in mezzo al cerchio. Uno dei movimenti più tipici è la famosa umbigada (ombellicata) di influenza bantu, in cui una donna lascia il posto a un'altra al centro della «roda» toccandole prima l’ ombelico. Entrando nel cerchio, la donna mostra le sue abilità di ballerina al ritmo di strumenti a percussioni quali, l’ “Atabaque”, l’ “agogo”, lo “xequeré” e battiti di mani. La danza, nota anche come «Samba de pé» è caratterizzata dal passo base in cui i piedi strisciano avanti e indietro con movimenti ripetitivi e coinvolge tutto il corpo che porta la donna in uno stato di trance. 

Suonatori di samba nel Recôncavo di Bahia

Il «Samba de Roda» è stato considerato come espressione di libertà e identità dalle persone povere ed è diventato il loro mezzo di emancipazione. Sfortunatamente, fu gravemente indebolito durante il ventesimo secolo. Il declino economico e l'aumento della povertà nella regione del Recôncavo hanno causato un esodo nel sud del paese. L'influenza dei mass media e la competizione della musica popolare contemporanea hanno contribuito alla svalutazione di questa tradizione agli occhi dei giovani. Questa situazione è aggravata dall'invecchiamento dei vecchi ballerini del samba e c'è il rischio di perdere questa tradizione culturale. Una signora anziana di una piccola città nel cuore del Recôncavo (Bahia) disse: «Non lasciare che il samba muoia, perché il samba è la vita, la nostra anima, la nostra gioia».

In origine si distinguono diversi tipi di samba che sono accomunati fra loro dal ritmo molto veloce e dagli strumenti musicali utilizzati: cembali, sonagli, bonghi, tamburi e altre percussioni, oltre che la chitarra. Esiste infatti il samba di Bahia, di San Paolo e quello di Rio de Janeiro. Ma è quest'ultimo, il samba carioca, che alla fine prevarrà, soprattutto grazie alla popolarità del Carnevale. Perciò se per il Nord America la città che ha fatto da incubatrice del jazz è stata New Orleans, per il Brasile e il samba la culla è proprio Rio. Fino all'inizio del Novecento però il samba carioca non è gradito dalla borghesia della città. Anzi i sambisti, per lo più neri diseredati, sono considerati alla stregua di guerriglieri musicali e per questo perseguitati dalla polizia. Basta pensare che, fin verso gli anni '20, il Carnevale di Rio è riservato ad una élite. E proprio per questa sua impostazione discriminante, nel corso degli anni alla festa partecipano sempre più spesso i sambisti delle favelas, le baraccopoli, con il solo scopo di guastare il divertimento dei bianchi. 

Ballerina  di Samba  Carioca | Carnevale di Rio De Janeiro

In Angola esistono testimonianze che parlano di un tipo di lotta molto simile alla Capoeira detta «lotta delle zebre», che si praticava all’interno di alcune cerimonie durante le quali i contendenti si disputavano le ragazze da prendere in moglie a colpi di calci e testate. La Capoeira Angola è considerata come la forma originaria di Capoeira, proveniente dalla natura e dalla forza degli animali, arrivata in Brasile come lotta di liberazione degli schiavi africani. Lo stile angolano viene anche definito «tradizionale» perché è forte nei suoi praticanti la consapevolezza di essere l’anello di congiunzione tra la cultura africana e il Brasile attuale.

Capoeira o Danza della Guerra di Johann Moritz Rugendas, 1825

Schiavi dell' Africa Centrale, di etnie diverse portarono con sé memorie di danze tribali proprie, forme di combattimento, musiche, riti aggregativi che fondendosi svilupparono una nuova forma ibridata. L'arte della capoeira è una delle più alte espressioni folcloristiche ed artistiche del Brasile. Quest'antica lotta di liberazione, deriva da una danza, in Brasile viene praticata da tutti, dai bambini, dalle donne e dagli uomini e la si può vedere per le strade, negli spettacoli e nelle palestre. In tante canzoni popolari e moderne la parola «Capoeira» ricorre ad evocare qualsiasi simbolo di questo grande paese. La «Capoeira» accompagnò il popolo brasiliano fin dalle sue più antiche origini, nacque circa quattro secoli fa, (intorno al 1580), e la sua origine è africana. Infatti gli schiavi africani di etnia bantù, deportati dai colonizzatori portoghesi in Brasile ed inizialmente nell'area di Bahia, portarono con sé i loro rituali e la loro cultura, e tra questi, la «danza della zebra» ed un particolare strumento monocorde, il «Berimbau», diventato ormai un simbolo del Brasile, il cui suono fa vibrare di emozione il cuore di ogni brasiliano e dei «capoeiristas» in particolare. Questi schiavi africani originari dell'Angola e del Congo, venivano impiegati come mano d'opera in lavori massacranti nelle piantagioni di canna da zucchero; al termine delle loro giornate si riunivano e ripercorrevano con la memoria il loro passato di libertà con i canti, le danze, le musiche ed i rituali: tra questi uno diventò «Capoeira», una particolare forma di autodifesa e di lotta mascherata sotto forma di rituale e mimica. Molti schiavi in questo modo riuscirono a difendersi dai soprusi e dalle frustate dei coloni europei, ad eliminare i sorveglianti bianchi che li vessavano ed a fuggire nelle foreste dell'interno del Brasile, costruendo in esse dei villaggi detti «Quilombos» (pron.Chilòmbos), in cui ricominciare a vivere secondo le loro abitudini e liberi da persecuzioni disumane.

Mestre Pastinha, fondatore della prima scuola di capoeira Angola. (05 aprile 1889 – 13 novembre 1981) | Vicente Ferreira Pastinha nacque il 5 aprile 1889 nella città di Salvador (Bahia). 

Ricordato come Mestre Pastinha, cominciò ad apprendere la capoeira a otto anni, con il maestro africano di nome Benedito, che gliela insegnò come forma di autodifesa dal bullismo dei ragazzi più grandi. A dodici anni, sotto la spinta del padre, entrò in Marina, dove insegnò ai suoi compagni la capoeira, fino al 1910, quando lasciò l’impiego militare, e incominciò ad insegnare capoeira a Raymundo Aberrê, lavorando anche per il giornale «Diário da Bahia».
Mestre Pastinha fu il custode della Capoeira Angola (la Capoeira tradizionale). Dedicò tutta la sua vita all’insegnamento di questa arte afro-brasiliana. Uomo di grandi qualità artistiche e di capacità di adattamento alle avversità della vita, svolse varie attività, tra cui lustratore di scarpe, pittore di talento, poeta popolare, giornalista. Nel 1941 fu invitato dal suo allievo Aberre a partecipare alla tradizionale roda della domenica nel quartiere di Gengiborra. Durante quell’occasione conobbe il maestro Amorzinho, un membro della Guardia Civil, anch’egli capoeirista. Amorzinho impressionato dall’eleganza e dallo stile di gioco di mestre Pastinha, lasciò a quest’ultimo il comando della roda e lo spinse ad aprire un centro di insegnamento della Capoeira. Fu così che in quell’anno sorse il CECA (Centro sportivo di Capoeira Angola), in largo Pelourinho 19, dove si formarono grandi maestri di capoeira come João Oliveira dos Santos (Mestre João Grande), João Pereira dos Santos (Mestre João Pequeno), Mestre Curiò, Gildo Lemos Couto (Mestre Gildo Alfinete), Albertino da Hora, Raymundo das Virgens Natividade (Mestre Natividade) e altri nomi illustri del mondo della Capoeira. Inoltre con Mestre Pastinha, il mondo intellettuale si interessò alla capoeira, valorizzandola, attraverso scrittori, pittori, filosofi e antropologi come Jorge Amado, Caribè, Jean-Paul Sartre, Pierre Vergert e l’attore Jean Paul Belmondo. Nel 1964 Mestre Pastinha pubblicò il libro “Capoeira Angola” e incise un disco con ritmi e canti tradizionali di Capoeira Angola. Egli diffuse il proprio gruppo di capoeira in tutto il Brasile e nel 1966 rappresentò il Brasile al I° Festival Mondiale dell’Arte Nera in Senegal, nella città di Dakar, ricevendo vari apprezzamenti dai partecipanti e promotori del Festival. Mestre Pastinha dedicò la vita intera lottando per l’arte della capoeira, ma non ottenne i riconoscimenti ed il rispetto meritati. Nel 1971, già malato e quasi cieco, fu obbligato ad abbandonare la sua palestra, per ristrutturazioni di tutto il Pelorinho, con la promessa che alla conclusione dei lavori sarebbe potuto ritornare nella sua academia, nel frattempo venne alloggiato in una stanza umida e senza finestre, situata nella rua Alfredo Brito n. 4 – Pelorinho, soggiorno che fece peggiorare le sue precarie condizioni di salute. Mestre Pastinha venne a conoscenza che il palazzo era terminato e al posto della sua palestra venne costruito un Ristorante e che da quel momento tutta la struttura apparteneva al Senac (Serviço Nacional de Aprendizagem Comercial), il Mestre cadde in una profonda depressione, il suo stato di salute debilitato si aggravò. Nel 1979 fu colpito da un edema celebrale e dopo un anno di ricovero in un ospedale pubblico fu trasferito nella clinica Don Pedro II.  Il 13 novembre del 1981 morì cieco e solo all’età di novantadue anni una delle personalità più importanti nella storia della capoeira.

La Roda di Capoeira è stata iscritta dall'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. La manifestazione afro-brasiliana - che è allo stesso tempo lotta, danza, sport e arte - trova il suo momento di massima espressione estetica, culturale e simbolica nella Roda, ovvero il circolo di persone all'interno del quale ha luogo questo gioco di arguzia. I partecipanti si dispongono in circolo cantando e battendo i palmi delle mani al ritmo del berimbau (strumento musicale a corda percossa di origine africana) mentre i due capoeristi al centro si sfidano in questa arte marziale. Nata come lotta di liberazione dissimulata nella danza, la Capoeira ha origine nelle tecniche di lotta tribali dell'Africa centro occidentale e si è sviluppata in Brasile durante l'epoca coloniale, quando vi furono deportati gli schiavi africani. 

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