Una tata con bambino, fotografata nel 1870 a Salvador de Bahia

Una tata con bambino, fotografata nel 1870 a Salvador de Bahia. È ben vestita con un copricapo bianchissimo, una camicetta con fuori una spalla, con braccialetti, anelli e collane. Guarda dritto verso la telecamera, in tono cupo. L'immagine è stata probabilmente commissionata dalla famiglia come ricordo, secondo gli esperti. Crea l'illusione che le bambinaie durante il periodo di schiavitù fossero tenute in affetto e persino in stima. Ma la realtà era molto diversa, dice Maria Elena Machado, uno dei massimi esperti in schiavitù in Brasile.

Mercato di schiavi sulla pubblica piazza, Louisville, Georgia.(Historic American Buildings Survey, Library of Congree HABS GA,82-LOUVI,1-1)

Schiavi intenti alla raccolta e alla cernita di cotone in una piantagione, prendendo ordini da un sorvegliante di piantagione a cavallo, Mississippi, USA. Incisione del 1895. (World History  Archive (https://worldhistoryarchive.co.uk)

LA TRATTA DEGLI SCHIAVI AFRICANI

« E queste cose vengono commesse e sono giustificate da uomini che professano di amare il loro prossimo come se stessi, che credono in Dio e pregano che la sua volontà sia fatta sulla terra! Fa bollire il sangue e tremare il cuore pensare che noi inglesi e i nostri discendenti americani con il loro millantato grido di libertà, siamo stati e continuiamo ad essere tanto colpevoli »

(Charles DarwinViaggio di un naturalista intorno al mondo (1839))

La schiavitù nella società americana

The Transatlantic slave trade

Al fine di comprendere le radici culturali che hanno consentito  la nascita della danza jazz e che hanno portato successivamente all' evoluzione del Free Step, dobbiamo fare un salto nel passato, durante il periodo del colonialismo europeo nelle Americhe. La storia del jazz nasce e si mescola con quella della vergognosa tratta degli schiavi d’Africa. Spinti da un’enorme curiosità legata ai cammini percorsi dai ritmi africani fuori dall’Africa stessa, abbiamo effettuato una ricerca sulle origini delle varie comunità di discendenza africana in Brasile  e preso spunto dagli studi esistenti sui flussi relativi alla tratta degli schiavi.  La storia afroamericana si fa risalire al 1619 quando una nave da guerra olandese portò a Jamestown, nella Virginia, i primi venti neri. Costoro, come risulta da alcuni documenti di quell'epoca, non erano ancora schiavi ma con ogni probabilità semplici servitori come riferisce nei suoi studi il saggista Rayford W. Logan. Solamente nel secolo precedente i neri furono partecipi alle prime esplorazioni degli spagnoli in quei territori che si fanno oggi corrispondere agli attuali Stati Uniti, come Estebanico che, dal 1528 al 1534, fu compagno di viaggio, dal Texas al Nuovo Messico, di Cabeza de Vaca e che divenne la guida della spedizione di Marcos de Niza nel 1539 dalla zona messicana al Texas e al nuovo Messico.  

Disegno di donne condotte in schiavitù dell' Africa Centrale nel 1895.

Disegno di donne condotte in schiavitù dell' Africa Centrale nel 1895.

(World History  Archive (https://worldhistoryarchive.co.uk)

Disegno di E. W. Kemble -  Schiavi africani  catturati da negrieri africani lungo il bacino del fiume Congo e trasportati in canoa - 
Page 833, The Century Magazine 39 (April 1890)

Subito dopo la scoperta delle Americhe, dal XVI al XIX secolo, iniziava la tratta atlantica degli schiavi africani. Le grandi potenze europee come il Portogallo, la Gran Bretagna, la Spagna, la Francia, la Danimarca e l' Olanda, cominciavano a colonizzare il Nuovo Mondo, inseguendo un sogno: il mito di una terra promessa in cui poter rifondare civiltà e leggi umane. Queste nazioni, piene di speranze e illusioni, non sapevano di portare dentro di sé il malessere e le debolezze di una civiltà vecchia e stanca. Gli indigeni americani erano considerati inadatti al duro lavoro delle piantagioni e delle miniere. I neri dell'Africa invece erano considerati più robusti e resistenti alla fatica. Divenne allora necessario agli europei colonizzatori importare in America manodopera a basso costo per impiegarli nelle piantagioni di cotone e di tabacco.

Un testimone che vide gli orrori della schiavitù dei negrieri africani mentre si trovava in Africa Centrale, fu il medico missionario David Livingstone, che nel 1866 scrisse nel suo diario: Oggi abbiamo incontrato un uomo morto per fame. . . Uno dei nostri uomini in perlustrazione trovò un certo numero di schiavi con bastoni da schiavo legati al collo, abbandonati dal padrone per mancanza di cibo; essi erano troppo deboli per poter parlare o dire da dove venivano; alcuni erano piuttosto giovani (pagina 62).

Disegno eseguito da Livingstone - Schiavi abbandonati dai negrieri per mancanza di cibo -

 Africa Centrale, 27 giugno 1866

La Tratta Atlantica degli schiavi africani durante i 300 anni di schiavitù

 "Negres a fond de calle" di  Johann Moritz Rugendas - 1830

Schiavi africani caricati su una nave negriera, 1861

Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servitori bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi l'afroamericano, dott. Rayford Logan:  «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico». 

26 maggio 1835 -
Una fattura con il costo singolo di ogni schiavo in dollari americani.

«Una fattura di dieci negri in questo giorno a John B. Williamson da George Kremer la cui lista dei nomi è la seguente:»

Africani catturati portati sulla costa

(o Nigeria, 1853 o Liberia / Sierra Leone, 1840)

Fino al 1661 la schiavitù non venne riconosciuta in modo ufficiale. Solo quando non si riuscì più a soddisfare la richiesta di mano d'opera in continua crescita e dal momento che ci si accorse che gli indigeni non erano grandi lavoratori e che per di più i servi bianchi venivano assunti per soli sette anni, si passò alla schiavitù. Come afferma quindi Rayford Logan:  «La schiavitù negra nel Nord America ebbe inizio non da pregiudizi razziali, ma da particolari necessità di ordine economico». 

A partire dalla fine del XVII secolo, nella Virginia, il numero di coloro che arrivavano dall'Africa erano aumentati a velocità incredibile tanto che i padroni iniziarono a preoccuparsi delle numerose rivolte che avvenivano. Così a decisione dell'assemblea coloniale venne, per necessità, adottato un codice schiavista molto rigido che riduceva all'estremo la libertà di movimento degli schiavi ai quali venivano spesso inflitte gravi pene anche per piccoli reati e vennero esclusi tutti i diritti penalie quelli civili. Alla vigilia della Rivoluzione Americana, il numero degli schiavi era a tal punto aumentato che costituiva più del 30% della popolazione non solo in Virginia ma anche nelle altre colonie la schiavitù, cresciuta sino all'epoca della rivoluzione, fece temere il pericolo delle rivolte e quindi portò a rendere più severi i codici schiavisti.

Georgia, 1860 -  Un’intera famiglia di schiavi destinata a lavorare in un campo di cotone, bimbi compresi.

Cinque anni prima dell’abolizione della schiavitù

Disegno di schiavi in una piantagione del sud che raccolgono il cotone

Ciò accadde soprattutto in quelle colonie del Sud, come il Delaware, il Maryland, la Carolina del Sud e la Georgia, dove gli schiavi erano assai numerosi e raggiungevano un rapporto con i bianchi di due a uno. Nelle colonie del Nord, come nella Carolina del Nord, dove il numero degli schiavi era minore e notevole l'influenza dei Quaccheri, le tensioni erano meno forti e di conseguenza meno severe le regole della schiavitù. Le colonie del Nord, più che altro dedite al commercio, avevano meno bisogno del lavoro degli schiavi che era invece assai richiesto dalle colonie del Sud ricche di piantagioni. Come riferisce Rayford Logan «Alla vigilia della Rivoluzione Americana la percentuale di schiavi andava da poco meno dell'uno per cento nel New Hampshire a circa l'undici per cento a New York» facendo sì che anche questa colonia adottasse un codice penale simile a quelli in vigore nel Sud che durò per quasi tutta la prima metà del Settecento, fino a quando le rivolte avvenute nella città di New York nel 1712 e nel 1741 fecero diminuire il numero degli schiavi importati e aumentare i lavoratori bianchi.

Schiavi impegnati nella raccolta del cotone in Brasile tra il  XVI e il XIX secolo

Le condizioni di vita degli schiavi negli Stati Uniti d'America erano pessime, caratterizzate da brutalità dei padroni, degradazione e disumanità. Le frustate per insubordinazione, le esecuzioni e gli stupri erano all'ordine del giorno, fatta eccezione per quei pochi schiavi che erano specializzati in lavori di grande rilievo come i medici che curavano i bianchi. Trattamenti migliori durante il lavoro erano riservati anche agli schiavi in affitto, poiché non di diretta proprietà dei coltivatori. L'istruzione gli veniva generalmente negata, per impedire l'emanicipazione intellettuale che avrebbe potuto instillare negli schiavi l'idea di fuga o di ribellione. Le cure mediche di solito erano somministrate dagli stessi schiavi, che avevano conoscenze mediche o possedevano nozioni di medicina tradizionale importata dall'Africa, oppure erano i famigliari dei padroni ad occuparsene. In alcuni stati le funzioni religiose erano vietate, per impedire che gli schiavi in gruppo potessero organizzarsi, preparando una ribellione. Secondo quanto scrivono gli storici David Brion Davis e Eugene Genovese, vincitori di numerosi riconoscimenti per il loro lavoro sulla schiavitù, il trattamento degli schiavi era duro e disumano. Mentre camminavano in pubblico o durante il lavoro, potevano essere fatti oggetto di violenza gratuita da chiunque, senza che questo fosse vietato. Davis scrive che lo schiavismo delle piantagioni era considerato come un capitale sociale, e che: «Non dobbiamo mai dimenticare che questo  «capitale sociale» nel profondo sud era essenzialmente governato con il terrore. Anche il più umano degli schiavisti sapeva che solo con la violenza si poteva costringere masse di braccianti a lavorare dall'alba al tramonto con disciplina, che oggi potrebbe essere vista come «regolare addestramento dell'esercito». Le frequenti fustigazioni pubbliche ricordavano agli schiavi quali pene spettavano per inefficienza sul lavoro, condotta disordinata e il rifiuto di accettare l'autorità superiore» (Cit. degli storici Davis Brion e Eugene Genovese). Le punizioni per gli schiavi insubordinati erano fisiche, come frustate, bruciature, mutilazioni, marchiatura a fuoco, detenzione e impiccagione. Talvolta le punizioni erano elargite senza un motivo preciso, ma solo per rinnovare la posizione dominante dei padroni.

Le punizioni inflitte agli schiavi erano all' ordine del giorno  in Brasile - 

Johann Moritz Rugendas 

Gli schiavisti negli USA spesso abusavano sessualmente delle schiave, e le donne che opponevano resistenza erano solitamente uccise. L'abuso sessuale era parzialmente radicato nella cultura degli Stati del sud, nei quali la donna, indipendentemente dal fatto che fosse bianca o nera, era comunque considerata come proprietà o oggetto. Per preservare la «razza pura» erano severamente vietati rapporti sessuali tra donne bianche e uomini neri, ma ironicamente lo stesso divieto non era previsto per i rapporti tra uomini bianchi e donne nere. Nel 1850 una pubblicazione istruiva gli schiavisti su come produrre lo «schiavo ideale», attraverso 5 regole che i padroni avrebbero dovuto utilizzare per limitare al massimo i rischi e massimizzare il rendimento sul lavoro.

  1. Mantenere una ferrea disciplina e una sottomissione incondizionata.

  2. Instillare nello schiavo un senso personale di inferiorità, in modo che conoscesse quale fosse «il suo posto».

  3. Incutere timore nelle menti degli schiavi.

  4. Istruire i servitori affinché prestassero interesse agli affari del padrone.

  5. Assicurarsi che gli schiavi fossero privi di cultura, di aiuto e fortemente dipendenti, privandoli di istruzione e divertimenti.

Schiavi in un cantiere di caffè. Vale do Paraiba, San Paolo, (Brasile) - 1882

Il trattamento degli schiavi tendeva ad essere più duro nelle grandi coltivazioni, dove i servitori erano alla mercé dei supervisori senza la presenza del padrone, a differenza delle piccole piantagioni dove il rapporto più stretto tra schiavista e manodopera solitamente permetteva trattamenti più umani.  Gli schiavisti avevano il timore che i servitori potessero organizzare rivolte o tentassero di scappare. Molti padroni tentarono di ridurre i rischi minimizzando l'esposizione degli schiavi al mondo esterno limitandolo alle coltivazioni e i luoghi di lavoro. Il farli vivere costantemente in cattività li avrebbe privati dell'aspirazione alla libertà, effettuando su di essi al contempo una pressione psicologica tale che avrebbe annichilito le loro facoltà mentali. L'istruzione degli schiavi era spesso negata, poiché si aveva timore che la conoscenza, e in particolare il saper leggere e scrivere, avrebbe potuto fornire ai servitori una cultura del mondo esterno tale da instillare sintomi di ribellione. Nella metà del XIX secolo gli stati schiavisti resero illegale l'istruzione degli schiavi, come ad esempio in Virginia, dove una legge del 1841 disponeva che chi contravveniva a tale reato era punito con venti frustate se schiavo, mentre all'insegnante era elevata una multa pari a 100 sterline. 

Una foto del 1875 a Rio de Janeiro mostra delle donne venditrici ambulanti chiamate «quitandeiras»

Una foto del 1875 a Rio de Janeiro mostra delle donne venditrici ambulanti chiamate «quitandeiras», note anche come «schiave che guadagnano». Una parte dei profitti verrà data ai loro padroni.
(Istituto Marc Ferrez / Moreira Salles)

Il trattamento degli schiavi tendeva ad essere più duro nelle grandi coltivazioni, dove i servitori erano alla mercé dei supervisori senza la presenza del padrone, a differenza delle piccole piantagioni dove il rapporto più stretto tra schiavista e manodopera solitamente permetteva trattamenti più umani.  Gli schiavisti avevano il timore che i servitori potessero organizzare rivolte o tentassero di scappare. Molti padroni tentarono di ridurre i rischi minimizzando l'esposizione degli schiavi al mondo esterno limitandolo alle coltivazioni e i luoghi di lavoro. Il farli vivere costantemente in cattività li avrebbe privati dell'aspirazione alla libertà, effettuando su di essi al contempo una pressione psicologica tale che avrebbe annichilito le loro facoltà mentali. L'istruzione degli schiavi era spesso negata, poiché si aveva timore che la conoscenza, e in particolare il saper leggere e scrivere, avrebbe potuto fornire ai servitori una cultura del mondo esterno tale da instillare sintomi di ribellione. Nella metà del XIX secolo gli stati schiavisti resero illegale l'istruzione degli schiavi, come ad esempio in Virginia, dove una legge del 1841 disponeva che chi contravveniva a tale reato era punito con venti frustate se schiavo, mentre all'insegnante era elevata una multa pari a 100 sterline. Nella Carolina del Nord le pene erano più severe, 39 frustate per gli schiavi e 250 dollari per gli insegnanti. Nel Kentucky l'istruzione non era illegale, ma era comunque inesistente. Nel Missouri al contrario alcuni schiavisti permisero ai loro servitori di accedere all'istruzione, talvolta esortandoli a provvedere essi stessi alla propria formazione letteraria. Nel 1840, a seguito della rivolta di Stono, il Maryland ratificò alcune leggi che regolavano le ore di lavoro per gli schiavi, ponendo un limite di 15 ore al giorno d'estate e 14 ore in inverno, mentre veniva fatto divieto di farli lavorare di domenica. Qualcuno sostiene però che tali leggi apparentemente compassionevoli erano solo dettate dal timore di nuove rivolte, un tentativo di pacificare il malcontento crescente nella popolazione di schiavi. Le cure sanitarie che venivano sottoposte agli schiavi presentano dati discordanti. Alcuni storici concludono che le cure erano identiche a quelle a cui avevano accesso i bianchi, poiché gli schiavisti volevano preservare il valore delle loro «proprietà», altri storici giungono invece alla conclusione che i trattamenti medici fossero scarsi e negligenti, altri ancora invece supportano l'idea che gli schiavisti non si curassero affatto delle condizioni di salute dei propri schiavi, ma che questi provvedevano autonomamente alle proprie cure. Secondo alcuni storici in tutto il sud coesistevano contemporaneamente due sistemi sanitari distinti, uno per i bianchi e uno per gli schiavi, con i secondi costretti a trattamenti medici scarsi. Ai neri veniva negato l'ingresso nelle scuole di medicina, per contro però solo i neri potevano prestare cure sanitarie ai loro simili, e questo sistema è rimasto in uso fino alla definitiva abolizione della schiavitù con il proclama di emancipazione di Lincoln. I medici neri avevano ruolo attivo nel trattamento sanitario delle comunità afroamericane in Virginia, ma solo nella misura in cui una legge del 1748 gli permetteva, che impediva loro di insegnare ad altri tali pratiche. Le cure mediche nelle comunità di schiavi erano generalmente prestate da altri servitori, oppure dagli stessi schiavisti e i loro famigliari, e raramente veniva chiamato un medico esterno. Le donne, bianche e nere, in particolare, erano quelle che maggiormente si prendevano cura del malato. Alcuni schiavi possedevano conoscenze rudimentali di medicina, e le loro abilità nella preparazione di rimedi erboristici o nella pratica di ostetricia veniva usata sia per i bianchi che per i neri nella casa padronale. La scarsa qualità delle cure mediche offerte dagli schiavisti contribuì alla sopravvivenza di alcune pratiche tipiche dell'Africa, che gli schiavi utilizzavano per cercare di curarsi a vicenda. Nel Missouri gli schiavisti solitamente provvedevano in maniera adeguata alle cure mediche, alcuni per umanità, ma principalmente per mantenere la produttività degli schiavi e per proteggere i propri investimenti.  Era pratica comune inoltre che i medici bianchi facessero esperimenti sugli schiavi senza che questi acconsentissero o fossero a conoscenza di tali esperimenti, e solitamente queste ricerche servivano per illustrare nelle pubblicazioni gli stati patologici di certe malattie.

I segni delle frustate sulla schiena di Gordon

I segni delle frustate sulla schiena di Gordon, schiavo ribelle che fuggì dalle piantagioni e andò a combattere per la libertà dei suoi fratelli. Gordon era fuggito nel marzo del 1863 dalla piantagione dei suoi padroni John e Bridget Lyons, possessori di 40 schiavi e parecchi ettari di terra in Louisiana. Aveva deciso di andarsene dopo una vita vissuta in condizioni miserevoli e dopo settimane passate a letto per aver ricevuto una dose massiccia di frustate la notte di Natale. Nel corso della sua rocambolesca fuga verso la libertà Gordon si era strofinato addosso delle cipolle tagliate per nascondere il suo odore ai mastini del padrone che gli davano la caccia e aveva camminato instancabilmente per 64 kilometri tra sentieri desolati e paludi malsane fino a raggiungere le truppe dell’Unione a Baton Rouge. In seguito alla promulgazione del proclama di emancipazione degli schiavi aveva deciso di servire nell’esercito unionista. Nel corso di una perlustrazione venne fatto prigioniero dai Confederati. Probabilmente picchiato e torturato, sarebbe morto se non fosse riuscito ad evadere nuovamente. Da soldato combatté nel terribile assedio di Port Hudson dove per la prima volta vennero impiegate truppe di colore, che di distinsero per il loro coraggio. Gordon, in particolare, fu menzionato per il suo valore. Dalla fine della guerra civile in poi poco si conosce della sua vita. Certo è che quest’uomo, nato schiavo, si batté per se stesso e per i suoi fratelli e si guadagnò la propria libertà.

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