New Orleans, 1819. Quaderno di Benjamin Henry Latrobe, con illustrazione dello strumento a corde suonato in Congo Square. Latrobe dice che lo strumento è stato portato dall'Africa, ed è stato suonato da un vecchio di circa 80 o 90 anni.

Quando la guerra civile americana finì, ci fu un tentativo da parte dei leader della città bianca di sopprimere i raduni, addirittura ribattezzarono la piazza in «Piazza Beauregard», in onore del Generale Confederato,  ma la gente del posto la chiamava ancora Congo Square. Il nome tradizionale, Congo Square è stato restaurato nel 2011 dal Consiglio comunale di New Orleans.

Nell'angolo sud di Armstrong Park si trova Congo Square, uno spazio aperto dove nel 18° e 19° secolo gli schiavi e i neri liberi si riunivano per tutto il 19 ° secolo per incontri, mercati aperti e feste di danza e tamburi africani che hanno svolto un ruolo sostanziale nello sviluppo del jazz. I praticanti voodoo locali considerano ancora Congo Square una base spirituale e si riuniscono in piazza per i rituali.

Una famiglia afro-americana  in una città sud americana alcuni anni dopo la guerra civile. Circa nel 1868.  (World History  Archive  https://worldhistoryarchive.co.uk)

Una famiglia afro-americana  in una città sud americana alcuni anni dopo la guerra civile. Circa nel 1868. (World History  Archive (https://worldhistoryarchive.co.uk)

Ogni domenica gli schiavi africani si riunivano in Congo Square e vendevano merci per raccogliere denaro per comprare la loro libertà. Inoltre  si riunivano anche per cantare, ballare e creare musica. Gli strumenti originali usati includevano tamburi africani lunghi e stretti, precedentemente banditi in America, perché venivano utilizzati per trasmettersi tra di loro messaggi in codice utili per la fuga.

congo square

Congo Square si trova su un terreno in cui la tribù indiana degli Houma usava prima dell'arrivo dei francesi per celebrare il loro raccolto annuale di mais ed era considerato terreno sacro. Congo Square era il luogo in cui gli schiavi neri potevano sentirsi di nuovo africani, anche se solo per un pomeriggio alla settimana. Si riunivano nella piazza, approssimativamente per tribù, portavano tamburi, campane e altri strumenti musicali, per suonare musica, cantare e ballare.

«Congo square»: la culla del Jazz

« Tutto ciò che New Orleans è -  è il  risultato di Congo Square »

(Tommy Myrick, Assistente direttore del Centro di studi africani e afroamericani)

Finalmente, nel 1888 venne sancita la fine della schiavitù in Brasile, gli schiavi del sud America emigrarono negli stati del nord, portandosi dietro le loro antiche tradizioni africane, dalla musica alla danza, e la città di Charleston fu la  meta di migliaia di schiavi africani. La danza Juba fu così tanto ballata in questa città, che gli europei americani furono affascinati dai suoi movimenti e gli cambiarono il nome in «Charleston» nei primi anni venti. 

Dipinto di Richard Bridgens tra il 1838 e il 1845. Balli e musiche africane  di ex schiavi a  Trinidad  (World History Archive https://worldhistoryarchive.co.uk/) 

Dipinto di Richard Bridgens tra il 1838 e il 1845. Balli e musiche africane  di ex schiavi a  Trinidad

(World History Archive https://worldhistoryarchive.co.uk/) 

E' interessante far notare che  anni prima e cioè nel 1803 molti schiavi congolesi, furono deportati dalla Carolina del Sud nello stato della  Luisiana, e nella città di New Orleans la danza Juba fu arricchita da altri stili di danze dell' Africa centro-occidentale. La colonia della Luisiana, passò  prima dal controllo francese e spagnolo e successivamente sotto la confederazione degli Stati Uniti D'America. New Orleans, permetteva agli schiavi di riposarsi la domenica pomeriggio e di socializzare tra di loro, concedendogli una piazza poco distante dalla città  chiamata «Congo Square».  A New Orleans c'era la legge  affermava che  «gli schiavi dovevano essere liberi di godersi la domenica, e nel caso fossero stati impiegati in attività lavorative, dovevano essere pagati cinquanta centesimi al giorno». Fu proprio in momenti come questi  che gli schiavi si divertivano insieme, tra suoni di tamburi e improvvisazioni di nuovi passi di danza, e in questi raduni che si formò la musica jazz e gli stili di danza come ad esempio la «Tap dance», la «Breakdance», il «Baton twirling» e altri stili ispirati da un'arte marziale degli schiavi brasiliani angolani emigrati al nord e  conosciuta come «Capoeira».

Danze nel Congo Square  nel 1810 - Disegno di E. W. Kemble

La maggior parte degli schiavi di New Orleans proveniva dall'Africa, ma c'erano anche persone dei Caraibi, dell'America Latina, della Francia, della Spagna e di molti altri paesi. New Orleans è sempre stata una miscela di culture, e questo è ciò che rende New Orleans così speciale. Tutti hanno influenzato la cultura, l'architettura e, naturalmente, la musica di New Orleans, rendendola la culla del jazz. Ed è stato qui, nel mezzo di una forte discriminazione, che sono emerse alcune delle radici musicali più importanti del continente. «Congo Square» si trova su un terreno in cui la tribù indiana degli «Houma» usava prima dell'arrivo dei francesi per celebrare il loro raccolto annuale di mais ed era considerato terreno sacro. Queste danze ballate nella  «Congo Square»,  non durarono a lungo. Gli storici confermano che questo rituale proseguì negli anni successivi, ad eccezione di un'interruzione durante la guerra civile americana, e ripresero successivamente fino al 1885, quando incominciarono ad emergere le prime bande di musica jazz a New Orleans e la scomparsa definitiva  è probabilmente antecedente al 1870, anche se le danze potrebbero  essere proseguite per un certo periodo di tempo in riunioni private. In ogni caso, questa tradizione africana  si tramandò oralmente anche tra i giovani delle generazioni successive che non avevano vissuto quel periodo storico, questo a testimonianza di come quel periodo sia entrato a far parte della memoria collettiva e della storia orale della comunità nera della città. 

Fu nella Congo Square del 18° secolo che molte famose danze portate dall'Africa centro-occidentale poterono essere viste da tutti

La decisione delle istituzioni di New Orleans, nel 1817, di concedere l' utilizzo della «Congo Square» per le danze degli schiavi africani, si distingue come un grado di tolleranza esemplare. In altri luoghi, ad esempio, le tradizioni musicali e le danze del popolo dell' Africa centro-occidentale venivano scoraggiate o addirittura soppresse. Dopo la rivolta degli schiavi in Stono River nella Caroline del Sud, nel 1739, l' uso dei tamburi venne vietato in quanto i suoni venivano utilizzati come codici per segnalare un attacco alla popolazione bianca.  In Georgia, ad esempio furono proibiti non solo i tamburi ma anche corni o strumenti ad alta voce. Inoltre, anche le organizzazioni religiose parteciparono al tentativo di controllare le rivolte afroamericane  integrando gli schiavi nelle loro comunità attraverso  il richiamo della musica e dei  canti di chiesa e per «trasformare» i canti afroamericani come esempi più edificanti della musica occidentale.

Congo Square al giorno d' oggi. Essa si trova all'interno del Louis Armstrong Park a 700 N Rampart Street, proprio di fronte al quartiere francese di Faubourg Treme.

La danza «Bamboula», fu una delle danze più popolari nella «Congo square». Classificata come una danza vernacolare, fu portata nei Caraibi dagli schiavi che abitavano lungo il fiume Congo in Africa. Questa danza rappresentava per loro più di una danza, essa era l' identità di un popolo, era tutto ciò che li teneva uniti in una terra straniera, era una danza di libertà contro la schiavitù. Come affermò Maryann Golden Christopher, la più importante icona culturale di «Bamboula», in un' intervista del 2013 sulla storia di questa danza, pochi mesi prima della sua morte ebbe a dire: «La danza «Bamboula» è una danza portata dagli schiavi dell' Africa occidentale quando arrivarono per la prima volta nei Caraibi... questa danza  la puoi trovare su e giù per i Caraibi, in differenti stili della stessa danza. La danza inizia con lo scuotere la gonna, e scuoti la gonna e fai in quel modo, per mandare fuori gli spiriti cattivi, e scuoti la gonna e torni indietro per portare gli spiriti buoni dentro... Chiunque fosse il popolo che ballava questa danza, ha influenzato il modo in cui la danza continuava, essa continuava con i tamburi... L'isola di Saint Croix è molto importante per me. Nel 1848 essi decisero di averne abbastanza della schiavitù, e decisero di fare una rivolta. Per me è importante sapere che nessuno ci ha liberato, eravamo combattenti. E la maggior parte delle persone che hanno guidato le rivolte erano donne. Donne. In moltissime occasioni le donne sono andate a combattere con i tamburi. Erano ballerine di «Bamboula», molte di loro. Quindi, parlo della mia gente perché ... è così ... Sono una persona di colore, che è molto orgogliosa di essere prima una donna delle Isole Vergini e poi una donna americana. Ma soprattutto una donna delle Isole Vergini. »

Il significato della danza Bamboula raccontata dalla ballerina MaryAnn  Golden Christopher

Proclamazione dell'emancipazione degli schiavi afroamericani 1864

Proclamazione della emancipazione degli schiavi afroamericani. Testo circondato da scene di schiavitù, dalla cattura alla vendita, alla sottomissione, al lavoro e alla liberazione. Litografia colorata del 1864. (World History  Archive (https://worldhistoryarchive.co.uk)

Maryann Golden-Christopher era una talentuosa donna delle Isole Vergini. Era educatrice, storica, artista, designer, scrittrice, insegnante di danza, genealogista e molto altro ancora. Una delle grandi passioni di Maryann era la danza Bamboula. Attraverso questa danza, sentiva una connessione spirituale con i suoi antenati africani. La Bamboula fu portata nelle colonie caraibiche danesi dai nostri antenati africani schiavizzati. Per molti anni la Bamboula, insieme ai tamburi furono banditi dai coloni danesi. I danesi avevano capito che la Bamboula era più di una semplice danza; era una forza unificante.
Per molti anni la Bamboula fu tenuto in vita nella città di San Tommaso, nei Caraibi, dalla signora Clara Matthias e dalla sua famiglia. Alla fine degli anni '70, pochissime persone avevano  sentito parlare della danza Bamboula. Nei primi anni '80, Maryann fu introdotta alla danza Bamboula per la prima volta da una delle più grandi icone culturali delle Isole Vergini, Jean Esannason. Esannason era una specialista di studi sociali ed insegnava la danza agli insegnanti in molte scuole. Maryann aveva un modo di convincere la gente a fare cose che non avrebbero mai pensato di poter fare. Molti insegnanti, amministratori e genitori impararono la danza Bamboula proprio da Maryann. Maryann si lasciò coinvolgere da questa danza e ci mise anima e cuore. Così è stato con la  Bamboula; lei, insieme ad alcuni suoi amici, realizzò i costumi di Bamboula per adulti e studenti.
Per molti anni, questo gruppo partecipò alla Notte Culturale e si unì a portare il Carnevale ai pazienti e ai lavoratori dell'Ospedale Roy L. Schneider. Si esibirono per gli anziani presso il Centro per anziani di Anna's Retreat e per la Casa di cura per infermieri Sea View. Il governatore Alexander Farrelly portò il gruppo a St. Croix per la celebrazione del 75° anniversario della liberazione delle isole dalla Danimarca agli Stati Uniti. Questo gruppo prese parte al Festival folcloristico nei terreni del Reichhold. Questa performance fu trasmessa numerose volte da Discovery Channel. Il Governatore Roy L. Schneider fece in modo che il Gruppo Bamboula fosse invitato alle funzioni del Government House.

Maryann ha insegnato il Bamboula a presidi, insegnanti, para-professionisti, genitori e, in alcuni casi, intere famiglie. Ha anche fatto in modo che sua figlia, Allegra, sapesse ballare la Bamboula.

 

Breve storia della musica jazz

«Il musicista nero è un riflesso del popolo nero, in quanto fenomeno culturale e sociale. Il suo scopo deve essere quello di liberare sul piano estetico e sociale l’America dalla sua disumanità»

(Archie Shepp)

Il Jazz è un particolare genere musicale nato negli Stati Uniti, nello stato della Louisiana, nel corso del XIX secolo, la cui caratteristica peculiare è l’improvvisazione. Il jazz si differenzia in particolare per la grande libertà di espressione degli strumenti solisti, per il ritmo basato essenzialmente sul sincopato e per l’uso del vibrato. Fin dall’inizio ha subito notevoli influenze, sia dal blues che dalla musica leggera, modificandosi e mescolandosi nel corso del tempo anche con i generi musicali più moderni, non solo americani. Andiamo a conoscere la breve storia della musica jazz. L’origine del jazz è molto antica e si colloca negli Stati Uniti. Già a partire dal XVII secolo sbarcarono nella colonia inglese della Virginia i primi schiavi di colore provenienti dal continente africano, i quali venivano impiegati nelle sterminate piantagioni di tabacco, riso, zucchero e cotone. Fu durante questo periodo che nacquero i primi canti con cui gli schiavi erano soliti accompagnare il loro duro lavoro. Si trattava prevalentemente di cori collettivi e cadenzati, i cosiddetti «work songs», la cui cadenza ritmica coincideva con quella dello sforzo fisico. La successiva evoluzione di questi cori furono gli «spirituals», considerati i veri e propri antenati del jazz, che consistevano in canti collettivi a sfondo religioso (i testi erano tratti dalla Bibbia) e che nacquero in seguito alla progressiva opera di conversione religiosa degli schiavi, effettuata per mano di missionari cristiani. Il jazz vero e proprio cominciò a diffondersi a New Orleans, la più grande città degli stati del Sud, a partire dal 1920. La particolarità di questa città, importantissimo porto sul Golfo del Messico situato alla foce del fiume Mississipi, era di costituire un punto di confluenza tra culture ed etnie diverse. Qui operavano le prime Brass Band, impiegate nei battelli che risalivano il fiume. Già 10 anni dopo si affermarono i primi complessi e vennero registrati i primi dischi di musica jazz. Il jazz diventò la musica da ballo dominante con brani delle big band, presenti regolarmente nelle classifiche di settore.  Negli anni successivi, si affermò del tutto come musica d'arte tipicamente afroamericana: ma, cosa strana, negli stessi anni il pubblico di appassionati del jazz negli States, iniziò a diminuire, mentre in Europa e nel resto del mondo, questo tipo di musica riscuoteva forte interesse.

CHARLESTON - JAZZ NEW ORLEANS

Armstrong, nacque in una famiglia povera a New Orleans ed era nipote di schiavi. Armstrong crebbe nel fondo della scala sociale, in una città caratterizzata da una forte discriminazione razziale, ma anche appassionata a quel tipo di musica che ai tempi veniva chiamato «ragtime» e non ancora “jazz». Pur avendo avuto una difficile gioventù, (finì in riformatorio giovanissimo), Armstrong non considerava quegli anni come negativi e ne trasse ispirazione. In un'intervista Armstrong dichiarò: «Ogni volta che chiudo gli occhi per soffiare nella mia tromba, guardo nel cuore della buona vecchia New Orleans. Mi ha dato qualcosa per cui vivere». E' stato uno tra i più famosi musicisti jazz del XX secolo, raggiungendo la fama inizialmente come trombettista, ma fu anche uno dei più importanti cantanti jazz, soprattutto verso la fine della carriera. Viene considerato una delle più grandi e influenti personalità in campo musicale del '900, e le sue innovazioni interpretative hanno permesso alla musica jazz di evolversi ed espandersi, aiutandola a diventare un genere celebre in tutto il mondo.

 
La Cake-walk fu il primo ballo dei neri americani ad essere stato accettato nelle sale da ballo dal governo degli Stati Uniti

La «cakewalk» fu il primo ballo dei neri americani ad essere stato accettato nelle sale da ballo dal governo degli Stati Uniti, dopo la fine della schiavitù (1865).

Breve storia della danza jazz

 

Se siamo degli amanti della danza, per riuscire ad apprezzarla e comprenderla correttamente, dovremo necessariamente conoscere la sua storia. Su internet potremo trovare tantissime guide ed articoli che trattano i vari periodi storici anche nel campo della danza e ci mostreranno come i vari eventi storici possano in qualche modo averla influenzata. In questo modo potremo molto facilmente scoprire tutte le sfumature nascoste nei vari tipi di danze esistenti e potremo riuscire a comprendere tutti i vari passi che vengono effettuati dai ballerini. Negli articoli successivi, in particolare, vedremo una breve storia che riguarda la danza jazz. La danza jazz è un complesso di diversi stili e tecniche piuttosto complicate da classificare. È una danza molto antica, influenzata da molti elementi e numerose correnti. Anticamente infatti, altro non era che una tradizionale danza delle comunità afro-americane, carpendo però, con il passare del tempo, insegnamento anche da altre civiltà; assorbendo così il movimento europeo che ha donato finezza e classe ai movimenti, mentre dello stile vernacolare africano ha mantenuto l'adrenalina ritmica e selvaggia, e la magia primordiale.

Le danze vernacolari degli schiavi nelle piantagioni americane (XVI - XIX sec.)

Ma cosa sono le danze vernacolari? Il termine vernacolare fu introdotto per la prima volta nel libro «Jazz Dance: The Story Of American Vernacular Dance» dello scrittore Jean Stearns. Le danze vernacolari sono quelle nate tra gli indigeni attraverso la socializzazione all' interno della stessa  tribù, come ad esempio, la «Bamboula»,  la «Calinda» la «Juba». Quest'ultima danza la si ballava con un bicchiere d'acqua in in testa in compagnia degli amici dello stesso «clan». Queste e altre danze erano ricreative -  un tipo di intrattenimento tribale - specialmente tra le tribù dell'Africa occidentale. Per fare un esempio erano come i nostri scherzi per le strade. Un'altra usanza delle tribù africane tutt'ora presente è  la danza sacra vernacolare e ha un significato più profondo: lo scopo di questo genere di danza è di rendere il danzatore come «posseduto» dagli dei, e di trasmettere alla tribù i messaggi divini attraverso i movimenti. Inoltre con l' aggiunta della musica sacra (canti e suoni di tamburi ), il ballerino entra in uno stato di semi coscienza (trance), acquisendo capacità sovrumane. Questo tipo di rituale esiste ancora tutt' ora nelle religioni africana e afro-brasiliana. La pratica della danza tribale esisteva anche in altri eventi sociali come funerali e matrimoni. È importante sapere che ogni tribù ha ereditato i propri «stili di danza»  all' interno della sua tribù, dalla famiglia e dagli amici; è questa la definizione di vernacolo, cioè senza influenza culturale al di fuori del proprio ambiente, della propria tribù.

Gli schizzi del tenente Cameron in Africa centrale mostrano un ballo nuziale a Kiraiyeli

Gli schizzi del tenente Cameron in Africa centrale mostrano un ballo nuziale a Kiraiyeli -  Anno 1900

 Quando gli schiavi furono portati a lavorare nelle piantagioni americane, portarono con se le loro  danze vernacolari, con differenti stili per ogni occasione della vita quotidiana. Durante la schiavitù, tra non poche difficoltà, continuarono a ballare le loro danze tribali. La danza vernacolare era un modo per condividere le tradizioni culturali delle loro tribù. In alcune piantagioni questi schiavi avevano un giorno della settimana libero, in cui si radunavano per suonare e per ballare. Gli incontri  di danza tra gli schiavi erano popolari, autorizzati dalla legge e frequentati anche dai proprietari terrieri. Ed è in questo scenario che gli Stati Uniti hanno creato nuovi concetti di danze vernacolari, che avrebbero portato alla nascita delle «danze urbane»: «le danze delle piantagioni» e successivamente all'evoluzione della danza jazz. È iniziato proprio nelle piantagioni lo spirito di competizione tra diversi stili di danze, di diverse etnie, che dalle «danze urbane» e si è passati alla  «danza competitiva». Questo tipo di danza è dunque classificata come un composto di tradizioni africane ed europee. Nello specifico la danza jazz è un movimento in costante sviluppo che va a pari passo con i cambiamenti culturali. La danza jazz attuale, comprende due stili: il modern jazz ed il lyrical jazz. Il modern jazz, rispetto al lyrical, è più animata, vivace, briosa Invece il lyrical, (il significato di assapora già dalla parola stessa), inteso come musica, non come movimenti, è tranquilla, più pacata, più «ordinata» aggiungendo però in alcune occasioni elementi di danze orientali, ispaniche e afro-cubane. Alla fine del XIX secolo, gli schiavi afroamericani crearono la prima danza «nera» accettata dai bianchi, la «cakewalk». La «cakewalk» fu una danza di tradizione afro-americana, particolarmente importante per la sua influenza sul jazz nascente, e fu la prima danza nera ad essere accettata nelle sale da ballo statunitense. Questa danza in realtà derivava da un' antica usanza degli schiavi neri che, durante i loro raduni nei giorni di festa, facevano il verso al modo di camminare dei loro padroni bianchi.

Dipinto che ritrae degli schiavi che ballano la cakewalk  verso la fine del 19° secolo

Dipinto che ritrae degli schiavi che ballano la cakewalk  verso la fine del 19° secolo

La «cakewalk» progredì in una parodia di ciò che rappresentava la classe superiore bianca. Gli artisti, tipicamente schiavi, deridevano i loro padroni e usavano la «cakewalk» come fonte di divertimento con bramiti, flirt, inchini e calci. Ignari di essere stati imitati, alcune maestri di ballo li trovavano divertenti. Con il passare del tempo la «cakewalk» divenne una forma di intrattenimento per questi proprietari di piantagioni e per i loro ospiti, facendo gare per vedere chi aveva il miglior «schiavo di cakewalk», e il vincitore veniva premiato con un'enorme torta, da qui il nome di «cakewalk». Verso la fine del 1800 la «cakewalk» divenne estremamente popolare e fu rappresentato in spettacoli di menestrelli. C'è di più: questa danza divenne così popolare  che alcuni gruppi di schiavi furono sottratti dal lavoro nelle piantagioni per partecipare alle gare di «cakewalk». La danza vernacolare era arrivata così lontana che neppure una catastrofe sociale come la schiavitù poteva influenzarla.

cakewalk

Gli influssi della «cakewalk» nella danza  Free Step

La «cakewalk» fu il primo ballo dei neri americani ad essere stato accettato nelle sale da ballo dal governo degli Stati Uniti, dopo la fine della schiavitù (1865), diffondendosi successivamente anche in Europa. Questa danza sbarcò in Europa nel 1903, a Parigi, e fece letteralmente impazzire il pubblico, perché questo stile proponeva l’imitazione di movimenti di animali da eseguire con gesti davvero poco raffinati. Nel Free Step sono ancora presenti alcuni  passi di questa danza. 

Locandina di uno dei tanti spettacoli di «cakewalk» - 1915

 

Dal «Congo Square» alla danza Charleston

 

Intorno agli anni venti, tra le varie danze di origine jazzistica la danza Charleston fu il ballo  che maggiormente si diffuse prima in America e poi in Europa. Di andamento veloce e brillante, ha ritmo sincopato in 4/4. Il Charleston è senza dubbio il più brioso, gaio e scoppiettante ballo dell'epoca moderna. Per la sua struttura, si stacca nettamente da tutti gli altri balli, possedendo una personalità inconfondibile ed inimitabile; trova il suo apice negli anni appena prima della grande depressione americana e finisce subito dopo il crollo della borsa del ’29. Partecipa all'evoluzione del rag time e del jazz, che nacquero e si diffusero già dalla fine dell’Ottocento e culminando in quella che venne definita «l’età del Jazz». Il momento d'oro del Charleston bruciò e finì presto, ma sia la sua musica che il ballo associato, attraversarono la storia ed è tuttora (un po’ come il twist) conosciuto da tutte le generazioni del continente sia europeo che americano. Oltre al ballo Charleston che si abbina alla musica, negli anni venti si ballavano sugli stessi ritmi, altre danze simili, come lo Shimmy e il Black Bottom, che avevano come caratteristica la  posizione aperta e separata, e i  movimenti delle articolazioni, che erano veramente innovativi e profondamente diversi dagli stili di danza, popolare o standard ballata a quell’ epoca. Il 1920 era il periodo delle flappers, le ragazze «agitate» del 1900, che «agitavano» le mani e ballavano come degli uccelli: emancipate, ballavano sole, giravano in automobile, si truccavano in pubblico e osavano.  Il ruolo della donna e le sue mode erano infatti lo specchio del cambiamento economico e sociale successivo alle guerre frutto anche della partecipazione femminile al lavoro durante i conflitti. Tra i balli di derivazione jazzistica in voga in quel periodo, il charleston era il più scatenato (seguito poi dal tip tap che si sarebbe esteso al grande pubblico solo a partire dagli anni ‘30): i movimenti che lo caratterizzavano erano così frenetici e la musica d’accompagnamento così sfrenata che qualcuno malignamente arrivò a definirlo «il ballo degli epilettici». Infatti la carica improvvisa della musica jazz, unita all’ eccentricità dei passi, che designava la liberazione dagli schemi precedenti in nome di una nuova spontaneità, probabilmente ai più scettici dovette sembrare una sorta di delirio collettivo. Non potevano certo immaginare che il charleston era solo il punto di partenza di un’evoluzione del ballo (o meglio di una rivoluzione) che, nata dall’ incontro con la musica afro-americana, avrebbe generato nell’ arco di qualche decennio fenomeni quali il boogie woogie e il rock’n’roll.

Il Charleston infranse tutte le regole dei balli da sala di provenienza europea. Il suo passo consisteva nel gettare all'esterno le gambe con le punte dei piedi rivolte all'interno cercando di mantenere le ginocchia unite. Seguivano poi sgambettamenti velocissimi, contorsioni, salti, calci e tutto ciò che suggeriva il ritmo fortemente sincopato e swinging della musica jazz. Il charleston può essere ballato singolarmente da entrambe i sessi, solo charleston, con passi molto netti e veloci; o charleston di coppia, che segue ritmi rapidi e frenetici. La versione originale, principalmente ballata dalle donne, è molto scattante quasi convulsiva. 

Una giovane coppia che balla il Jitterbug verso la fine della Grande Depressione in America

Sembra che i primi a ballare una forma di Charleston fossero stati gli scaricatori neri del porto dell'omonima città statunitense (Carolina del Sud); essi si ispiravano ai movimenti che solitamente eseguivano per caricare o scaricare le merci dalle navi. Ma le origini di questa danza sono  molto più lontane: alcuni studiosi infatti ne riconducono i movimenti di base alle arti marziali delle tribù dell' Africa centro-occidentale e più precisamente  del Regno del Congo, conosciuta con il nome  «Juba». Tra il 1700 ed il primo 1800 gli schiavi africani delle piantagioni svilupparono un tipo di danza ricollegabile al loro «juba» (danza rituale religiosa africana accompagnata da ritmiche battute di mani e suoni e tamburi): quando furono portati in America, fu loro vietato di praticare la loro religione, ed essendo le percussioni una parte integrante dei loro rituali, furono i battiti di mani e il percuotere il pavimento con i piedi a sostituire le originarie percussioni.

Schiavi africani che ballano nel porto della città di Charleston  agli inizi del 19° secolo

Schiavi africani che ballano nel porto della città di Charleston  agli inizi del 19° secolo

I poli d’irradiazione del nuovo ballo in tutti gli Stati Uniti furono Chicago e New York. New York ospitava i più esclusivi locali riservati alla clientela bianca. Nel cuore di Harlem si trovavano le elegantissime sale da ballo del Connie’s Inn, del Savoy Ballroom e del leggendario Cotton Club, da cui ne è tratto anche l’omonimo film di Francis Ford Coppola, il cui snodarsi delle vicende è scandito dal ritmo del tip tap e del charleston. Il locale era stato rilevato nel 1922 da Owney Madden, un gangster appena uscito dal carcere, che l’aveva trasformato in un raffinato cabaret. Furono molti i gangster, come Madden, che videro nel talento dei musicisti neri una fonte di ricchezza. Gli artisti che si esibivano al Cotton Club erano tutti di colore. La prima rivista musicale fu messa in scena nel ‘22 ma il locale cominciò a diventare famoso a partire dal ‘25.  Il 1925 fu anche l’anno della diffusione del charleston in Europa. La canzone «Yes sir! That’s my baby», che allegava al disco i passi e le figure del ballo, fece il giro del mondo; la versione italiana scatenò una tale frenesia che il Ministero della Guerra vietò agli ufficiali di ballarlo perché inconciliabile con il comportamento dignitoso imposto dalla divisa. A Parigi la «charleston mania» fu portata dalla Revue Negre di N. Sissle, in scena al Théâtre des Champs-Eliséees: nel ruolo di solisti si esibivano Louis Douglas e Joséphine Baker, ormai soprannominata «La Venere Nera» per la sua esotica bellezza e per la grande sensualità che emanava. Aggressiva, trasgressiva e al tempo stesso raffinata, ballava e cantava a ritmo di «Yes, We Have no Banana» con addosso soltanto un gonnellino di banane. Dopo l’esplosione del charleston a Parigi fu la volta dell’Inghilterra. Nel luglio 1925 il Dancing Times organizzò un «tè danzante» allo scopo di insegnare ai maestri inglesi la tecnica del nuovo ballo. Il riscontro con il pubblico apparve travolgente: gli inglesi furono colti da una frenesia anche maggiore dei parigini. Si ballava per le strade e nelle piazze, spesso provocando ingorghi di traffico; a Londra, nella nota Piccadilly Circus, poteva persino capitare di assistere ad esibizioni improvvisate sui tetti delle auto. Il ritmo era quello di «I’d Rather Charleston» del pianista George Gershwin, cantato e ballato dai fratelli Fred e Adele Astaire, il pezzo più in voga allora. A scagliarsi violentemente contro il nuovo ballo erano in molti. Il Daily Mail arrivò persino a definirlo «una reminiscenza dei riti orgiastici dei neri». Da un lato c’erano i soliti benpensanti che lo condannavano per motivi di pubblica decenza ritenendolo volgare e degenerato; dall’altro c’era chi, avendo a cuore la salute pubblica, fisica e «mentale» dei propri concittadini, lo denunciava in quanto pericoloso per le articolazioni a causa della innaturale posizione del corpo che imponeva ai ballerini. Tuttavia la tentazione di ballare il charleston doveva essere così irresistibile che, tra smettere di ballarlo o prendere qualche precauzione, prevalse la seconda. Alcune foto dell’epoca mostrano infatti le ballerine di charleston che, sotto il classico vestitino di lamé, indossavano pesanti ginocchiere. 

La famosa ballerina Josephine Baker in una delle sue tante esibizioni di Charleston

L’emblema del Charleston fu Josephine Baker (1906-1975), ragazza meticcia afroamericana e amerinda degli Appalachi naturalizzata francese, che portò i movimenti tribali delle danze africane su tutti i palcoscenici americani e europei (dalle Ziegfild Follies di New York al famoso il Théâtre des Champs-Eliséees di Parigi). Ottenne la nazionalità francese nel 1937, e nel corso della Seconda guerra mondiale giocò un ruolo importante nel controspionaggio francese della Francia Libera. Ella usò in seguito la sua grande popolarità nella lotta contro il razzismo e a favore dell'emancipazione dei neri, in particolare sostenendo la lotta per i diritti civili di Martin Luther King. Nel suo stile originale di ballo si ritrovano elementi  tribali uniti alle movenze dei primi spettacoli di Vaudeville afroamericani e bianchi. Altri eccezionali ballerini di Charleston furono Al Minns e Leon James (Whitey's Lindy Hoppers), interpreti dei movimenti più legati al lindy charleston e al lindy hop, e furono le loro coreografie, riportate nella filmografia dell’epoca, che tramandarono nella storia i più importanti movimenti di quello che si definisce l’Authentic Jazz o Jazz vernacolare.

 Jazz Roots 2015 - Teachers Battle (Esibizioni di maestri di danza jazz)

Con l’arrivo degli anni ‘30, la nascita di altri balli e l’evoluzione della musica, il charleston assunse movimenti diversi, più morbidi e meno scattosi. Ryan Francois afferma che «Il Charleston successivo agli anni ‘20 non si può definire charleston ma deve essere chiamato lindy hop».

Il Charleston, il 4 luglio 1925 venne vietata in molte città americane a causa di una tragedia avvenuta in un edificio di 5 piani con dentro poche centinaia di persone che ballavano questa danza. Da allora, in America, questa danza venne considerata "la danza della morte", e all' ingresso dei club c'era l' insegna ben visibile: "Si prega di ballare il Charleston con cura!"

 

Dalla musica elettronica alla danza Free Step

Alla fine degli anni settanta negli Stati Uniti come in Europa, si formarono controculture tese a denunciare problemi politici nei confronti di un sistema che imponeva divieti, repressione, leggi e controlli, evidenziando difficoltà economiche e disagi sociali. Nel giro di pochi anni, giovani e appassionati di musica elettronica si orientarono sempre di più sui festival gratuiti, in manifestazioni musicali autogestite, quindi illegali in molti paesi, nei quali la techno si stava gradualmente sostituendo al rock ascoltato precedentemente. Era incominciata l' era dei «rave party».

Le componenti fondamentali che diedero origine ai free party furono la nascita della musica elettronica e il conseguente sviluppo di strumenti musicali e attrezzature per la diffusione acustica agevoli a molti. La musica techno fu segnata fin dalla sua nascita dalla marginalità rispetto alla società: essa si sviluppò fra le minoranze, nei club americani frequentati per lo più da neri afroamericani, giovani alternativi e omosessuali. A Chicago, nei primi anni 80, nacque il Warehouse (magazzino) uno dei circoli più all'avanguardia per quanto riguarda le nuove sperimentazioni musicali elettroniche. Si cominciarono a sperimentare evoluzioni techno della vecchia musica soul e funk, alzando il livello dei bassi e aumentando i bpm. I primi party trovarono vita nelle fabbriche abbandonate delle metropoli statunitensi, più precisamente nelle fabbriche di Detroit, per poi espandersi rapidamente in Europa e soprattutto in Gran Bretagna, dove l'influsso della cultura psichedelica degli anni settanta fece nascere un nuovo genere ancora, l'acid-house, che segnerà l'inizio dell'associazione tra i rave e il consumo di sostanze psichedeliche ed entactogene e soprattutto la nascita del rave illegale. A causa dello sviluppo sempre maggiore di locali notturni, discoteche e music club, l'uso del termine «rave» perse gran parte delle sue connotazioni ideologiche originali, e venne usato sempre più frequentemente per descrivere grandi eventi commerciali. La denominazione alternativa «free party» cominciò a essere usata in Francia a metà degli anni novanta per recuperare il significato di denuncia sociale dei «rave» originali. Il termine «free» («libero» o «gratuito») non si riferiva solamente all'accesso gratuito a queste manifestazioni, ma anche al fatto che gli artisti (DJ, musicisti, giocolieri, scultori) si esibivano senza compenso, per diffondere e condividere il proprio talento, nonché all'idea di liberazione dalle regole, dalla routine, dai divieti e dalle convenzioni socialmente imposte.  La musica suonata (principalmente Tekno) è molto veloce (160/180/200 Bpm) con un basso molto pesante e tanti battiti ripetitivi. È anche per questo motivo che queste manifestazioni si svolgono solitamente in luoghi isolati dove l'alta potenza del suono (diverse decine di kilowatt) non dia fastidio a nessuno. Il cuore pulsante attorno al quale si svolge la festa è il Sound system, della relativa Tribe (nome con il quale vengono chiamati i gruppi organizzatori). Le tendenze principali sono: Tekno, Techno hardcore, industrial, psy-trance, Goa, Breakbeat, Drum and bass, Happy hardcore, Hardtek, Dubstep, e molti altri generi. L'ambiente che ospita la festa viene decorato con luci, laser, cartelloni, sculture e pannelli colorati, rendendo l'atmosfera molto surreale e originale.

Ragazzi che ballano ad un rave party

Decorazioni stravaganti ad un «free party» - (2018)

Questi eventi nacquero volutamente con l'intenzione di rimanere estranei e distanti dal sistema; la particolarità del «party» è sempre stata l'alone di mistero che lo circondava e lo rendeva impalpabile al modo esterno. Negli ultimi anni, anche per via di internet e dei social networks, questa cultura ha avuto modo di espandersi e farsi conoscere rapidamente da un pubblico maggiore, potendo trasformarsi nei primi anni del nuovo secolo in un fenomeno sociale più accessibile se non a volte di moda, passando da controcultura a subcultura. E la danza?

La principale forma di espressione all'interno del party è la danza, considerata sin da tempi remoti uno dei più potenti mezzi di socializzazione, di esorcizzazione, e di comunicazione con il divino. Lo strumento privilegiato nelle danze rituali è il tamburo, rappresentato ai free party dalle casse, il cui ritmo ossessivo e incessante è secondo studiosi come M. Eliade, capace di produrre o facilitare la trance. La musica, secondo il sociologo Georges Lapassade, avrebbe la funzione di regolatore, più che induttore, della transe. «Le occasioni della danza per le popolazioni primitive erano legate ai cicli della vita individuale e delle stagioni, caratteristica questa che si può osservare nella periodicità dei party, specialmente per festività come il Capodanno, il Carnevale, Halloween, l'Equinozio di Primavera e il Solstizio d'Estate». Queste ricorrenze vengono frequentemente salutate con un party «speciale», preparato con maggior cura dei particolari e dei dettagli. Un altro aspetto comune tra il party e le antiche danze tribali, è la presenza della trance, a volte legata all'uso di sostanze psicotrope. La ripetizione dei movimenti, la perdita dei punti di riferimento e dell'equilibrio, legati all'effetto ipnotico della musica, sono una tecnica per raggiungere stati alterati di coscienza. La trance, accomunata alla danza, è nei free party un modo di liberarsi, di esprimersi totalmente, ed ha una funzione reintegrativa, in cui il singolo si fonde nel tutto, in cui il danzatore è attore e spettatore di sé stesso e del gruppo. Nonostante decenni di repressione, ostruzione e superficialità con cui i media e l’opinione pubblica vi si sono approcciate, il continuo svolgersi di Free party evidenza l'incapacità da parte delle istituzioni di contribuire positivamente allo sviluppo ricreativo di nuove forme di aggregazione giovanili, che, con l'azione della festa, manifestano il loro continuo bisogno di spazi vitali dove poter liberamente esprimere forme culturali e artistiche alternative e condividere il proprio sentimento di emancipazione dalla società di massa.

Ambientazione notturna di un free party all'aperto -  (2015)

L' ascesa continua della musica elettronica portò nel 2007 alla formazione di un nuovo stile di danza chiamato «Rebolation».  Questa stile di danza si formò nei  rave brasiliani di  «Psy Trance» ed «Electro house».  All'epoca, pronunciato come «reboleixon», questo nuovo modo di ballare la musica elettronica piacque molto ai giovani brasiliani, e da li a poco il web fu inondato di video tutorial per insegnare questo stile di danza.  Il Rebolation divenne popolare nel 2° semestre 2007 e vide la massima espansione nel 2009 come ci conferma Google Trends.

Google Trends del Rebolation  (2007 - 2009)

Alcuni dicono che il Rebolation ebbe la sua ispirazione  dal Melbourne Shuffle, lo stile di danza di origine australiana, e da uno dei tanti stili di danze simili emersi negli anni '80. Vi mostriamo di saguito il  video più vecchio della danza Rebolation presente sul Web,  con oltre 11.411.301 di visualizzazioni!!! Il ballerino brasiliano si chiama RalfH Fritow's. E' un video del 15 febbraio 2008.

RalfH Fritow's mentre balla il Rebolation - (2008​)

Verso la fine del 2009, in Brasile furono creati nuovi passi per questa danza, perché il Rebolation era limitato a due soli passi, passo in avanti e passo indietro, non c'erano altre variazioni. Successivamente il Rebolation si evolse rendendo i passi più elaborati principalmente dall'uso dei talloni nella propria base e dei movimenti con le braccia. In questo stesso periodo la band  Bahia Pagoda chiamata «Parangolé» creò una canzone chiamata «Rebolation», ispirandosi alla  danza Rebolation, ma che implica movimenti sensuali con il bacino e non lo stile Rebolation classico ballato nei rave. La canzone ebbe molto  successo in Brasile creando però confusione  ed imbarazzo  tra i ballerini di Rebolation. Fu in questa occasione che  i giovani brasiliani gli cambiarono il nome in Free Step. Di seguito la canzone «Rebolation» della band brasiliana,  Parangolé.

La canzone Rebolation che creò confusione con la danza Rebolation - (Banda Parangolé, 2010)

I ballerini brasiliani, incominciarono ad utilizzare il nome Free Step con la pubblicazione del video a gennaio del 2010 chiamato «Double-T [FREE STEP]» da parte di due studenti di San Paolo del Brasile,  David Tenorio e Wiiu Tex.  David Tenorio viene considerato dai giovani ballerini brasiliani  il padre del Free Step in Brasile,  ma per onestà intellettuale non possiamo fare a meno di dirvi che questo non corrisponde alla realtà dei fatti. Molto probabilmente i giovani studenti brasiliani videro in David il loro beniamino e perciò sentirono il bisogno di essere rappresentati in tutto il paese da uno dei migliori ballerini di Free Step dell' epoca. La realtà è che come era già successo in passato con altri ballerini americani «bianchi», come ad esempio, Fred Astaire e Ginger  Rogers, i quali avevano utilizzato i passi della danza jazz e li avevano fatti propri, anche in questa circostanza è stato così. David Tenorio non ha inventato nulla, in quanto la «Juba» è alla base di molti stili di balli moderni, come il Charleston e il Free Step. 

Lo stile Charleston  degli anni '20

Lo stesso David ha sempre dichiarato che lui stesso ha conosciuto il Free Step ad una festa di musica elettronica, vedendo ballare quello che sarebbe diventato il suo grande amico, Wiiu Tex, vi riporto testuali parole di David Tenorio in un'intervista del 2010: « Bem  foi no Dias das crianças ,onde conheci o REBOLATION uma roda de conhecidos que ja sabiam faser o passinho basico! Lembro que naquela epoca  todos nós olhavamos RALPH e ERICK abalando tudo no youtube! Nos olhavamos aquele video varias e varias veses ... adimirando  o estilo e o potencial dos dois! - Foi ai que comecei a me interessar pelo REBOLATION, eu curtia ver  os outros dançando! e me envolvi. Todo duro e sem cordenaçao, eu apanhava dos TUTORIAIS do YouTube ate que se passou a primeira semana de treino , e muita empolgaçao eu fui pra uma festa , só porque me falaram que ia tocar eletronica chegando la ao som de LET ME TRINK ABOUT IT,   sucesso naquela epoca , vejo a roda .. onde do outro lado tinha um primo meo ,e um cara magrelo e alto (wiiu tex) que dançava algo totalmente difente do REBOLATION. Eu claro axando que ja estava  pronto pra mostra para o povo que eu tambem tava na moda , me joguei pra dentro da roda feliz da vida por saber  faser o basico pra frente , ficava rodando la dentro da roda pois nao sabiia ir pra tras  foi ai que um certo fulano entrou me cortando da roda  dançou ate o final da musica, apois o termino da festa .. ele me disse uma frase que guardo ate hoje como ARMA para a minha DETERMINAÇAO! Ele olhou pra mim com olhar ironico e disse: "VAI TER QUE TREINAR MUITO PARA ME PASSAR"
daii em diante Jurei para mim mesmo que um dia eu nao seria melhor que ele, mas sim o melhor do mundo. Tracei meo Objetiivo , e aii nasceo Dee.T.enorio!»
(Cit. David Tenorio - (2010)).

Il fenomeno culturale di questa danza ha radici più profonde, direi storiche-culturali, in un Brasile multietnico dove l' influsso della cultura africana e afroamericana ha influenzato il modo di vivere di tutti i brasiliani. Sull'origine del nome Free Step, alcuni dicono che questa parola fosse già stata creata in Argentina a metà del 2007, da un gruppo di ballerini chiamato Electroshocks NG, che creò il nome per differenziarlo da altri stili di danze come l' Hard Step o l' Electro Flogger. Con il tempo la parola Free Step (traduzione in inglese di «Passo livre»), venne adottata per descrivere non solo lo stile di questa danza ma anche il genere  musicale.

Il video originale «Double-T [FREE STEP]» - Tenorio & Wiiu Tex

L' aggiunta successiva di variazioni di passi al Free Step rappresenta l' evoluzione creativa di matrice jazzista, come ad esempio per citarne qualcuno, il Melbourne Shuffle, lo Jumpstyle, il C-Walk, la Tecktonik, il Tutting, la  Breakdance, l' Hip Pop, la Capoeira, movimenti della cultura africana e afroamericana. Se proprio va dato un merito a questi ballerini è quello di aver riportato sul palcoscenico mondiale gesti e movimenti  della cultura jazz. In poco tempo YouTube si popolò di video dimostrativi per insegnare a ballare il Free Step, e nello stesso tempo si formarono molti gruppi di ballo in tutto il Brasile con i nomi più fantasiosi, uno di questi  fu il gruppo brasiliano «ALL Star  Team» composto da TENORIIO, WIIU TEX, JAPINHA, ANNDDY, MAX GOMES, MINI TEX & RICK BARBOSA, tutti originari di San Paolo del Brasile.  Questo gruppo diventò molto noto tra i giovani ballerini di Free Step,  tanto da ricevere inviti  in programmi televisivi locali, per mostrare al paese la loro abilità di ballerini di questa danza.

All Star Team - (2010)

Il gruppo All Star Team in una dimostrazione televisiva del Free Step - (2010)

Grazie ai video tutorial di Free Step pubblicati sui social, ragazzi in tutto il mondo iniziarono ad apprendere quei movimenti e gesti provenienti dalla cultura jazz.  Lo stile Free Step consiste nella libera improvvisazione di passi al ritmo della musica elettronica, in modo che possano essere utilizzati passi e combinazioni di stili diversi uniti tutti dal «Passo Base», composto dal «Passo in avanti» e dal «Passo indietro» di provenienza della danza Charleston.  Il Free Step ha spopolato in tutto il mondo, ma ha trovato la sua massima  diffusione in Brasile, diventando a poco a poco la loro danza nazionale.  Tra i giovani ballerini brasiliani, c'è la pretesa di affermare che il Free Step è una danza brasiliana, ma questi dimenticano, che le radici storiche-culturali che hanno portato all' evoluzione del Free Step hanno origine in Africa, in quel periodo storico della Tratta Atlantica degli schiavi, quando i neri africani furono costretti a lavorare nelle piantagioni americane. La danza jazz è nata come una danza di protesta contro le angherie e i soprusi da parte dei colonizzatori europei, ed ecco che la danza  era l' unico modo per gli schiavi di poter comunicare tra di loro con codici segreti. Il Free Step è e deve essere una danza culturale, che trasmette un messaggio di fratellanza universale e di libertà da ogni forma di schiavitù, e non vista esclusivamente come una danza ludica.

La parola rave deriva dal verbo inglese to rave, che significa "entusiasmarsi" ma anche "recriminare". In realtà il primo uso della parola raver fu utilizzato dai giornali inglesi per attaccare i fan del jazz, ritenuti troppo animosi, in occasione del festival di Beaulieu del 1961. Questi eventi risalgono alla fine degli anni settanta in un momento in cui, negli Stati Uniti come in Europa, si formano controculture tese a denunciare problemi politici nei confronti di un sistema che impone divieti, repressione, leggi e controlli, evidenziando difficoltà economiche e disagi sociali, senza però rinunciare a un'idea di aggregazione

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